domenica 12 febbraio 2012

“A pochi passi da te”: undici racconti dolci e amari

In occasione di San Valentino vi presentiamo il quinto appuntamento con lo spazio delle nostre "Proposte di lettura", con tutti i nostri auguri (soprattutto ai single in cerca: che l’uomo o la donna adatti a voi bussino presto alla vostra porta).
Se avete letto un libro e vi è piaciuto inviateci la vostra recensione, se è adatta al nostro spazio la pubblicheremo! Redazione di Articolo 3



A pochi passi da te
di Roberto Pellico
Zerounoundici Edizioni
ISBN 978-88-6578-102-9


recensione di Elena Tartaglione

Cosa si trova a pochi passi da noi? I nostri vicini, gli sconosciuti che ci passano accanto, e che non vediamo neppure. Se potessimo aprire una piccola finestra nelle loro menti potremmo osservare le loro storie. E magari raccontarle, come ha fatto Roberto Pellico. L’autore ha prestato la propria penna a delle persone, non a dei personaggi. Cambiando solamente i nomi quando necessario, ha dato spazio a uomini e donne realmente esistenti, che si sono aperti con lui, dandogli fiducia. Il minimo comune multiplo dei suoi racconti è l’omosessualità o la transessualità dei protagonisti.

Il suo lavoro assume quindi un significato civile ed etico che va oltre il piacere della scrittura. Infatti il dibattito attorno a queste tematiche si arena attorno ad un’omo-transessualità ignota e perciò spaventosa, finché non assume la fisionomia nota e magari stimata di un conoscente, un amico, un parente. Questa raccolta punta dritto al cuore del problema, e mostra i protagonisti per quello che sono, così simili e vicini, a pochi passi da noi, da voi. La maggior parte delle storie riguarda uomini gay, in due casi si parla di transessualità, e un solo racconto è visto in chiave lesbica: si tratta di una vicenda scritta a quattro mani con Rosalia Messina. Questa apparente diseguaglianza riflette l’umiltà dell’autore, che preferisce parlare di ciò che sa, e di ciò che ha imparato dalle persone che gli hanno affidato le loro parole, mettendosi al servizio delle storie, e non viceversa.

La dimensione della coppia è quasi sempre evidenziata. Uomini – e talvolta donne - che si lasciano, si scoprono, si conoscono, si confidano. Sullo sfondo, una realtà dove la parità di diritti è ancora un miraggio. Alcuni racconti mettono il proverbiale dito nella piaga, e andrebbero letti ad alta voce per il messaggio che racchiudono e le domande che pongono. Cosa succede se il tuo partner decide che vostro figlio è solo suo, perché è l’unico genitore riconosciuto legalmente? Cosa succede se muore il tuo compagno, e la vostra relazione non era accettata dalla sua famiglia? Alcune storie evocano i temi del coming out (inattesa la vicenda di Antonia e suo figlio Valerio), della genitorialità negata, dell’essere serenamente donna in un corpo in mutazione, dell’ipocrisia dei clienti delle marchette, in altre le vicende amorose sono in primo piano: la difficoltà di lasciarsi andare con fiducia, l’emozione di un primo incontro, la mancanza di dialogo in una relazione spenta. L’autore, nonostante le tematiche impegnative e la chiara presa di posizione, rifugge da pedanti tentazioni pedagogiche, e sceglie di mostrare con semplicità e senza fronzoli le storie di Lorenzo, Sofia, Alessandro, Alberto, Sandra e tutti gli altri.


2 commenti:

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  2. Mi piace molto il punto della recensione in cui si dice "andrebbero letti ad alta voce per il messaggio che racchiudono e le domande che pongono"...
    Succede talvolta che i vari aspetti, le tanto declamate 'diversità', trovino spazio solo nell'ambito degli 'addetti ai lavori'. Niente di più sbagliato, niente di più ambiguo e limitato: questi racconti andrebbero davvero letti ad alta voce, ad un pubblico eterogeneo, ai ragazzi nelle scuole, ai circoli pseudo-culturali (come i famosi 'circoli di lettura'); perchè questi racconti (e tutta la letteratura del Pellico) hanno la caratteristica di buttare il lettore DENTRO il protagonista; spingendoti quindi a provare le sue emozioni, le sue paure, le tristezze, i dubbi, ma anche le gioie e le piccole grandi soddisfazioni della vita. E come si può CAPIRE in maniera migliore che non trovandosi a 'sentire', prendendo coscienza, del turbamento intimo di colui (o colei) che lo prova?

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