giovedì 2 febbraio 2012

L'Assemblea di Aosta approva una mozione per la cittadinanza ai figli dei migranti

Passata la Giornata della Memoria e la Fiera di Sant'Orso riprendiamo con gioia questo articolo vecchio già di qualche giorno e passato un po' in sordina, per dare visibilità a un'altra dimostrazione di civiltà della nostra regione, dopo quella dell'incentivo alla casa anche per le coppie di fatto, come già in passato ci siamo permessi di pubblicizzare lo sciopero dei migranti.

Redazione di Articolo 3


26 gennaio 2012 di Sandra Lucchini
All'unanimità l'Assemblea di Aosta approva una mozione sullo "ius soli"
22 i voti favorevoli all'iniziativa Pd/PS che ricorda le parole di Emile Chanoux: "La Patrie c'est l'âme du peuple"


AOSTA. Diritti politici e cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri. Riconoscimenti importanti al punto da sancire la trasformazione della mozione presentata, ieri, in Consiglio comunale ad Aosta dal PD/PS in Ordine del giorno, come caldeggiato dal sindaco Bruno Giordano. L'atto è stato approvato con il consenso di 22 consiglieri e l'astensione del Popolo delle Libertà.

L'immigrazione, tematica delicata quanto prioritaria in un'Italia dove la multietnicità si riflette in un caleidoscopio di giudizi, sentimenti, opinioni.

Eppure, i numeri enunciati dalla consigliera Giuliana Ferrero non dovrebbero insinuare dubbi sull'adesione alle proposte avanzate dal Comitato di 19 associazioni sostenitore della Campagna "L'Italia sono anch'io", denominazione dell'Ordine del giorno. Proposte qualificanti per una società civile in cui lo straniero è considerato una risorsa.

«Nel 2010 - ha informato Giuliana Ferrero - il 20 per cento dei bambini nati in Italia è figlio di stranieri. La cittadinanza non è un privilegio, ma riconoscerla è un dovere. Contribuisce alla crescita del Paese. L'immigrazione garantisce il 12 per cento del Pil nazionale. La popolazione straniera è, oggi, attestata intorno al 6,5 per cento. La forza lavora arriva all'8,5 per cento. Questa è una battaglia di libertà e di diritti civili riconosciuti in tutta Europa», ha focalizzato la consigliera di minoranza.

Il ricordo di una frase pronunciata da Emile Chanoux, martire del nazifascismo, ha riportato la memoria al periodo più tragico e ignominioso del secolo scorso, quando la diversità etnica e religiosa costituiva motivo di feroce rappresaglia razzista. L'ha riferita Paolo Momigliano Levi, capogruppo di Sinistra per la città: «"La Patrie ce n'est pas la race. Ce n'est pas la langue. Ce n'est pas le sol. La Patrie c'est l'âme du peuple". Parole meravigliose - ha dichiarato l'esponente dell'opposizione - che, se fossero state interiorizzate, non avremmo avuto milioni di persone uccise dalla follia dell'uomo».

L'abbandono del Paese in cui si è nati non è mai una scelta ponderata. Nella stragrande maggioranza dei casi rappresenta l'unica alternativa ad una vita governata dal nulla. «Gli immigrati che arrivano in Europa - ha rintuzzato Loris Sartore (Alpe) - sono spinti dalla fame, dalla guerra, dal terrore. I popoli sono sempre emigrati. Il mondo è destinato ad un grande métissage. Quali sono i motivi, quindi, per non riconoscere i diritti a persone che desiderano vivere nel nostro Paese?».

Un paragone calcistico lo ha proposto Fabio Platania (PD/PS). «Le nazionali di calcio sono, perlopiù, multietniche con il riconoscimento della cittadinanza ai calciatori. In Italia, l'ingresso nella nazionale avviene attraverso un artificio burocratico che li naturalizza italiani. Abbiamo il dovere di non opporci, ma di capire».

La compattezza delle forze di entrambi gli schieramenti non ha escluso un imperioso distacco dei consiglieri del Pdl, compreso il presidente del Consiglio Ettore Viérin. Un distacco motivato, appellandosi al sacrosanto diritto di facoltà di scelta pur nella certezza di non chiudere gli occhi di fronte ad episodi di razzismo. «Chiediamo, però, proposte concrete», hanno sollecitato i dissidenti.

Tematiche di questa rilevanza richiederebbero un confronto preliminare al dibattito in aula. Sintesi del concetto espresso dai consiglieri Aldo Di Marco (UV), favorevole, e Carlo Marzi (Stella Alpina). Che ha definito «argomenti di natura coscienziale», richiamando l'attenzione dell'assemblea ad una condivisione unanime «per scongiurare un dibattito fuorviante», ha sottolineato.

«Appoggiamoci ai numeri», ha invitato il vice presidente del Consiglio Guido Cossard (Stella Alpina), argomentando il suo consenso all'Ordine del giorno con affermazioni dai risvolti morali, religiosi, teologici e folosofici.

Un "sì" a questo documento lo ha espresso anche il consigliere Francesco Napoli (Fédération Autonomiste), ricordando la sua amicizia con un senegalese. «Vorrei - ha detto - che arrivassero tanti immigrati come il mio amico Fathal e partecipassero alla vita attiva italiana».

Il primo cittadino Bruno Giordano ha tenuto a rinverdire la memoria. «L'Italia - ha detto - è un popolo di migranti. Accolgo volentieri l'impegnativa proposta nell'Ordine del giorno e domani (oggi ndr) interesserò i parlamentari valdostani affinché siano informati della decisione del Consiglio comunale di affrontare il tema dell'immigrazione», ha concluso.

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