sabato 20 agosto 2011

Nessun matrimonio gay a Cuba

Riceviamo e pubblichiamo questo commento di Mirella Izzo (Autrice del “Manifesto Pangender”, co-autrice in “Lavori in Corpo” a cura di Luisa Stagi, Fondatrice di Crisalide AzioneTrans e presidente dal 1999 al 2006, Fondatrice di Crisalide Pangender e presidente nel 2010, Blogger di “De/Generi”)

COMUNICATO STAMPA
NESSUN MATRIMONIO GAY A CUBA
NEL GIORNO DEL COMPLEANNO DI FIDEL CASTRO


Si fa fatica a contare le pagine web (spesso di quotidiani) che annunciano il primo matrimonio gay a Cuba, con tanto di foto degli sposi. Ma uno degli sposi è UNA sposa. Una ex transessuale diventata donna per la legge di Cuba. Se una donna sposa un uomo NON E’ MATRIMONIO GAY

Non volete pubblicare questo comunicato? Bene, ma vi prego, fate tesoro delle parole che scriverò da qui in poi. Ne và della vostra professionalità. I vostri colleghi americani, spagnoli, britannici stanno ridendo dei vostri titoli e articoli. Non conviene a nessuno fare certe confusioni.

CUBA HA DA QUALCHE ANNO APPROVATO UNA LEGGE CHE PREVEDE IL CAMBIO DI SESSO
CUBA NON HA ANCORA APPROVATO I MATRIMONI OMOSESSUALI
CAMBIARE SESSO NON E’ UN SOTTERFUGIO PER SPOSARSI TRA OMOSESSUALI.
QUALE UOMO RINUCEREBBE AI PROPRI GENITALI?


E’ molto probabile che il marito della sposa abbia un passato eterosessuale. Ad un omosessuale non possono piacere un viso ed un corpo ed un seno così femminili. Non sarebbe più omosessuale.

I regimi di derivazione militare (di sinistra o di destra) di norma non sopportano l’omosessualità che tradisce il machismo maschilista delle basi della loro cultura.
Diverso è per quegli uomini che tali non sono, non si sentono d’essere, non vogliono essere pur avendo una “xy” che li rende “maschi” ma non “uomini”. I regimi sono più tolleranti perché quell’uomo, diventando donna, non metterà più in crisi quei valori. Non è uomo. L’omofobia è più diffusa della transfobia eccetto che nei paesi di derivazione Cristiana e Islamico Sciita.

In Iran lapidano i gay e le lesbiche e hanno una clinica per il “cambio chirurgico di sesso” che fa invidia al mondo intero. I paesi più transfobici che omofobici sono gli USA, l’Italia, e molto occidente, perché un conto è un comportamento “sbagliato”, peggio è disubbidire a Dio che ti ha fatto maschio (o femmina).
Semplice da capire e semplice da capire che se uno Stato dichiara che due persone che si sposano sono uno maschio e l’altra femmina (sarebbe meglio dire donna, ma le leggi non distinguono sesso da genere in tutto il mondo), il matrimonio è eterosessuale.

Perché allora le bandierine arcobaleno e la gran festa anche dei gay?
Perché a Cuba il movimento è Lesbico, Gay e Trans, quindi una festa diventa festa per tutti e c’è la speranza che i diritti si estendano. Tutto lì.

Essere transessuali (meglio transgender) è altra cosa dall’essere omosessuali.

Anche se, nel caso specifico, la neo donna gradisce gli uomini alla pari di un omosessuale. Fare l’amore tra una neodonna e un uomo è molto diverso che farlo tra due uomini. Anche se la donna non fosse operata ai genitali.
Vivere una vita di coppia dove la relazione è tra due caratteri maschili ed un’altra dove la relazione è tra un carattere femminile ed uno maschile è molto diverso. Lo sanno proprio tutti.

Al massimo, in un matrimonio eterosessuale tra un uomo e una donna ex trans, i ricordi, la memoria della donna ex trans, potrebbero aiutare a comprendere quelle differenze (talvolta abissali) tra i bisogni maschili e quelli femminili. Capire, non condividere. E non è neppure detto perché chi nasce maschio e vuole essere donna, spesso, nel proprio percorso di transizione, ha subito talmente tanto stigma machista da finire con odiare tali comportamenti anche nei loro amanti o mariti o conviventi.

Mirella Izzo
Genova 14 agosto 2011

Internet:
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