venerdì 19 agosto 2011

Il sindaco di Aosta: "Al contrario di altri, sono uno che ama le donne"

Tempo fa Luciano Caveri, intervistato da un giornalista di Repubblica, dichiarò di essere “un gran figaiolo” per difendersi da alcune insinuazioni sulla sua vita privata. Ieri su La Stampa si poteva leggere del sindaco Giordano, che per scherzo, dopo avere chiarito di non essere andato in vacanza con Alberto Follien, ha voluto specificare: “Al contrario di altri, sono uno che ama le donne”. Tra le due affermazioni sono passati tre anni, ma evidentemente dal punto di vista culturale non siamo avanzati di un passo. Non penso affatto che il sindaco di Aosta intendesse offendere qualcuno. La sua è la tipica battuta che molti sono costretti ad ascoltare quotidianamente, magari senza replicare, mordendosi la lingua. Criticare questo genere di uscite è considerato da alcuni un eccesso di politically correct, di vittimismo. Ma non è così, e il perché è presto detto.
L’omosessualità non è un destino da scansare, né un’accusa infamante, o un sospetto da allontanare con dichiarazioni plateali o motteggi. E certo non è una scelta. Perché mai dovrebbe essere divertente immaginare che il primo cittadino Giordano possa essere omosessuale? Che ne direbbe Bertrand Delanoë, sindaco gay di Parigi? La fusciacca da sindaco dovrebbe invitare a una maggiore responsabilità verso i cittadini, che sono di ogni orientamento sessuale. D’altra parte, non credo che il giornalista che lo ha intervistato avesse insinuato alcunché. Perché allora difendersi da un’ipotesi che nessuno ha mai formulato? Se etero e omosessuali sono realmente pari, dopotutto, perché rimarcare la propria appartenenza all’una o all’altra categoria? Forse perché per il sindaco non lo sono. E infatti ha ragione, non sono pari. Non ora, non in Italia e neppure in Valle d’Aosta. Provi il sindaco a girare mano nella mano a una persona del suo stesso sesso in piazza Chanoux. Come esperimento, scelga un assessore uomo a caso, a cui fare gli occhi dolci (se si sente offeso da questa immagine, si chieda il perché). Sopporti gli sguardi, e il senso di disagio interiore che provoca l’essere scrutati senza ritegno (nel migliore dei casi avviene “solo” questo). Senza parlare, poi, dei diritti negati, individuali e di coppia. Gli omosessuali non possiedono più difese psicologiche degli etero, non sono extraterrestri capaci di tollerare meglio di altri una certa pressione sociale all'omologazione. Ci fa tanto piacere sapere che il sindaco non conoscerà mai queste difficoltà, a differenza di altri suoi concittadini. “Adesso non si può neanche scherzare?” Dipende. La battuta di per sé sarebbe innocua, se non favorisse un clima poco accogliente che legittima atti ben peggiori. Migliaia di adolescenti nelle scuole subiscono bullismo omofobico, al punto da tentare il suicidio tre volte più frequentemente dei coetanei etero. La percezione dell’omosessualità come disvalore permea la nostra società, e pregiudica la felicità di molte persone, anche adulte. Sconfiggere questo pregiudizio dovrebbe essere l’obiettivo di ogni buon amministratore. Trasformare l’omosessualità in un pretesto per battute stantie da spogliatoio, no.

Elena Tartaglione - Presidente di Articolo 3

Nessun commento:

Posta un commento