martedì 26 luglio 2011

Pregiudizi e razzismi: ne parla un articolo di Tuttoscienze

Diamo visibilità a questo articolo uscito su Tuttoscienze de La Stampa il 20 luglio 2011, su gentile segnalazione di Germana.
Ricordiamo anche che un'etologia degli esseri umani, e quindi una visione etologica dei comportamenti umani, è stata promossa anche dal grande scienziato Konrad Lorenz, Premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1973, tutt'altro che indifferente alle manifestazioni di aggressività umane (ne parla nel bellissimo "L'aggressività") e cosapevole anche dell'omosessualità in natura.

Buona lettura!

Redazione di Articolo 3

Non si smette mai di essere razzisti
di Maurilio Orbecchi

Quando si guarda la storia con animo privo di retorica, non si può che rimanere colpiti dalla ferocia che assumevano le relazioni umane nei tempi passati. In particolare non si può evitare di osservare che nessuna forma sociale è mai stata indenne dalla discriminazione, che ha assunto aspetti che vanno dalla prevaricazione al razzismo. Lo schiavismo, che è una delle conseguenze più diffuse del razzismo, era endemico nei tempi antichi, come il sessismo. Le fonti ci dicono che i bambini nati deformi, in molti casi, venivano eliminati alla nascita, mentre le guerre finivano spesso con la soppressione della maggior parte degli avversari, dei bambini, degli anziani e la presa in schiavitù delle donne migliori.

Fino a oggi le teorie che offrono spiegazioni sulla nascita del pregiudizio e della discriminazione sono per la maggior parte di ordine sociologico, psicologico e giuridico. Manca a livello generale la consapevolezza che siamo di fronte a un fenomeno che non è nato con l'umanità, perché si trova anche in numerose altre specie, tra cui gli scimpanzé. Richard Wrangham, primatologo dell'Università di Harvard, ha descritto sia il comportamento non esattamente tenero che gli scimpanzé tengono con gli estranei che entrano nel loro territorio sia i raid mortali che compiono nei territori altrui.

Una ricerca di NehaMahajan dell´Università di Yale ha mostrato che i macachi rhesus associano i membri del gruppo con buone cose, come i frutti, e gli estranei a cattive, come i ragni. È probabile che pregiudizi, discriminazioni e comportamenti feroci con l'estraneo abbiano radici biologiche dovute alla lotta per la riproduzione. È noto che nel mondo animale i maschi competono per l'accesso alle femmine. La competizione avviene non solo in via diretta con la lotta, ma anche in via indiretta, con l'esibizione delle proprie qualità al fine di essere scelti dalle femmine. Tra i primati, mentre un maschio produce milioni di spermatozoi e può teoricamente fecondare innumerevoli femmine, una femmina può partorire pochi figli nel corso della vita.

Secondo gli studiosi di evoluzione della mente, una simile differenza è alla base della maggior promiscuità maschile; del privilegio femminile della qualità sulla quantità nella scelta sessuale; del senso di proprietà dell'uomo nei confronti della donna; e soprattutto della competizione tra maschi umani, così come accade nel resto del mondo animale. Una delle forme in cui si manifesta la rivalità tra gli umani è la squalifica dell'avversario, che viene inquadrato in categorie inferiori al fine di essere discriminato, ossia tolto di mezzo come competitore. Identificare presunte categorie di esseri inferiori è, infatti, il modo più immediato e a basso costo per emergere la propria presunta superiorità.

Questo gioco perverso si manifesta a due livelli, quello esterno alla propria popolazione, con il razzismo propriamente detto, e quello interno, con le estensioni del razzismo (tra cui quelle fondate su sesso, orientamento sessuale, disabilità, religione, età) che psicologicamente e socialmente sono analoghe alla prima. Queste forme di discriminazione, presenti da sempre nella storia, hanno trovato posto e tutela da pochi anni nella Carta europea dei diritti fondamentali e in alcune Costituzioni.

Sapere che il pregiudizio è un fattore che spesso opera automaticamente, più che una deliberata scelta razionale, aiuta a prendere i provvedimenti corretti di carattere legislativo, istituzionale e culturale per contrastarlo. Rendersi conto che fino a pochi decenni fa non ci si accorgeva neppure dell'esistenza del pregiudizio (contro le donne o i gay) permette di capire che la strada percorsa ultimamente porta nella giusta direzione. Forse, però, andrebbe meglio sottolineato che, quando si rifiuta una persona indicando motivazioni che comprendono una categoria di individui, si ricade nuovamente nel pregiudizio di carattere razzista. Non possiamo lamentare il razzismo subito dalle categorie discriminate nei secoli scorsi per poi utilizzare oggi termini che squalificano altre persone, tacciandole di «brutte», «piccole», «grasse», «vecchie» (come si ha l'occasione di vedere in certi dibattiti politici). D'altra parte, finché sarà tollerata la richiesta di «bella presenza» nelle offerte di lavoro, significa che, nonostante i passi fatti, siamo ancora lontani dal contrastare le tendenze animali più arcaiche e dal raggiungere le pari opportunità per tutti.

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