giovedì 21 aprile 2011

Arcigay Valle d’Aosta contro la deriva anti-laica della tv di Stato

Venerdì 22 aprile papa Benedetto XVI interverrà alla trasmissione “A sua immagine” su Rai1, per sostenere la posizione cattolica sulla bioetica, e in particolare sul termine della vita, e a cascata, sul testamento biologico e l’eutanasia.

Mai prima d’ora un pontefice aveva partecipato direttamente a una trasmissione televisiva. A destare sconcerto è anche un altro aspetto: l’intervento andrà in onda proprio in un momento in cui il Parlamento è chiamato ad esprimersi in tema di fine vita. Chi si occupa di comunicazione, e soprattutto chi, come la Rai, lo fa da più di mezzo secolo, rivolgendosi all’Italia intera, non può ignorare quanto un simile intervento possa esercitare una forte ingerenza nei confronti della classe politica e dell’opinione pubblica. Il principio del contradditorio, invocato a gran voce quando la vedova di Piergiorgio Welby partecipò a una trasmissione su terzo canale della Rai, in questa occasione non è stato decisamente contemplato.

Nessuno vorrebbe censurare la libera espressione di un capo religioso. Ma la tv pubblica, nel farsi portavoce di una sola istanza, oltrepassa la sottile linea di confine tra il rispetto doveroso e la genuflessione devota. Il pluralismo, di cui la tv di stato si fa teoricamente portabandiera, prevede che siano rappresentate le diverse posizioni, religiose e laiche. Non è certamente indice di pluralismo mandare in onda un programma di chiara matrice cattolica “A Sua immagine” due volte alla settimana e in orari diurni e di forte ascolto, ghettizzare i protestanti e gli ebrei in uno spazio quindicinale in terza serata, dopo la mezzanotte, e ignorare pacificamente tutte le altre confessioni, oltre che la posizione dei non credenti e dei laici.

A questo punto urge una riflessione. Può la televisione pubblica non essere laica? La risposta è contenuta nell’aggettivo stesso, “pubblica”. Non può, altrimenti non è la tv di tutti, ma solo di una parte del Paese. La questione si fa cruciale quando il servizio pubblico tratta temi considerati eticamente sensibili come il testamento biologico, la parità dei diritti tra omosessuali ed eterosessuali, l’aborto, il riconoscimento delle coppie di fatto. Arcigay Articolo 3 Valle d’Aosta (che aderisce alla Consulta valdostana per la laicità delle istituzioni) paventa l’avvento di una deriva anti-laica che arruoli le reti televisive pubbliche in una nuova crociata, relegando il pluralismo, quello vero, a spazi ancora più angusti.

Elena Tartaglione - presidente Arcigay Articolo 3 Valle d'Aosta

1 commento:

  1. Complimeti! Bello, chiaro, conciso e va dritto al segno. E' grandioso quello che si può esprime in così poco spazio, se lo facessimo tutti, forse avremmo un Italia diversa e più attenta Cinzia Gori (Ass. Per ELuana)

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