giovedì 27 maggio 2010

Lettera aperta ai valdostani



Le finalità del Comitato Arcigay di Aosta e il ruolo del coming out

Abbiamo preso spunto dai recenti articoli apparsi sui giornali locali (La Stampa del 28/04/2010, ma soprattutto Il Corsivo del 10/05/2010) per avviare una riflessione sulle finalità della nostra associazione e sul tema del coming out e della visibilità delle persone omosessuali.

A cosa serve l’Arcigay Valle d’Aosta?
-A rappresentare un porto sicuro per le persone Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali, trans) e simpatizzanti che desiderino incontrarsi, confrontarsi, scambiare opinioni ed esperienze in un contesto sicuro e riservato.
-A favorire lo scambio di idee, proposte e iniziative sociali e culturali che abbiano come comune denominatore la promozione dell’uguaglianza sociale al di là dei differenti orientamenti sessuali e delle identità di genere. I diritti appartengono a tutti, omosessuali ed eterosessuali; se sono riservati solo ad alcuni, sono privilegi.
-A porsi come tramite tra il mondo Lgbt e le istituzioni, le associazioni, gli enti di vario genere che operano sul territorio.
-A contrastare l’omofobia e la transfobia, anche interiorizzate, in qualunque forma si presentino, anche attraverso azioni di sensibilizzazione sul territorio.
-A essere interpreti e testimoni di un modo sereno e consapevole di vivere il proprio orientamento sessuale.

La nostra associazione è aperta a tutti, dichiarati e non, senza distinzioni, ma per la sua stessa esistenza pubblica necessita di un certo livello di visibilità. Difendiamo il diritto alla riservatezza e all’anonimato degli associati e dei simpatizzanti, ma allo stesso tempo siamo a favore della pratica del coming out (dichiarare apertamente la propria omosessualità). Proprio il tema della visibilità è stato messo in rilievo dall’articolo del Corsivo. Desideriamo, a questo proposito, mettere in evidenza alcune nostre convinzioni.

Il coming out è un dovere?
Assolutamente no. E’ un atto libero e personale, frutto di una scelta consapevole e ponderata. E’ il punto di arrivo di un percorso interiore talvolta lungo e complesso. Siamo noi stessi i primi a dover combattere contro i pregiudizi e i timori inculcatici dalla società fin da quando eravamo in fasce.
Occorre tenere presente, inoltre, che alcuni vivono in un contesto in cui dichiarare il proprio orientamento sessuale può essere particolarmente rischioso o sconveniente. Pensiamo, ad esempio, a chi è giovane e dipende economicamente da genitori non accoglienti rispetto al tema dell’omosessualità, oppure a chi è esposto al rischio di mobbing sul lavoro o in altri ambienti. Non sempre queste difficoltà sono superabili. A volte sì, e dopo un coming out “rischioso” capita di scoprire che il contesto non era ostile come si credeva. Siamo decisamente favorevoli al coming out, perché comporta dei benefici per l’individuo e per la collettività, ma solo se le persone direttamente coinvolte si sentono pronte a compiere questo passo. Per questo motivo non potremmo mai giudicare negativamente chi non lo fa o non l’ha ancora fatto.

Il coming out è un modo per mettere in piazza faccende private?
A tutti sarà capitato di sentire qualcuno dire: “Io sono etero e non vado a gridarlo ai quattro venti, perché gli omosessuali devono fare diversamente?” Effettivamente stiamo parlando della sfera intima delle persone, e questa riguarda loro soltanto. Ma non si è pienamente liberi di esprimere sé stessi quando, per tutelare la propria intimità, si è costretti a fingersi eternamente single, a cambiare le desinenze finali degli aggettivi per trasformare il compagno in una compagna o viceversa, a presentare il proprio partner come se fosse un amico, a reprimere pensieri e sentimenti, a tenere i propri cari all’oscuro di una parte importante della propria vita, o anche solo ad ascoltare battute a sfondo omofobo senza battere ciglio, per timore di tradirsi. Non è questa la nostra idea di normalità. La vita sentimentale ed emotiva di un individuo, o di una coppia, possiede una dimensione pubblica e sociale che non deve essere negata.

A cosa serve il coming out?
E’ un gesto individuale, come già detto, ma ha delle ricadute su tutta la società. La prima causa dell’omofobia è la paura di ciò che non si conosce. Alcuni considerano l’omosessualità come un “problema” che tocca una fetta marginale ed emarginabile di persone considerate anormali. Non si rendono conto di interagire quotidianamente con persone omosessuali nei contesti più disparati, e di annoverarne qualcuna tra i parenti e gli amici (statisticamente il 5-10 per cento della popolazione è omosessuale o bisessuale). Se potessero dare un volto e un nome a ciò che rifiutano scoprirebbero la normalità, perfino la banalità dell’essere omosessuali. Perciò il coming out è la migliore arma che abbiamo a disposizione contro la diffidenza, che genera paura e violenza.
Infine, consideriamo un ultimo aspetto, spesso sottovalutato. Alcuni gay, lesbiche e trans sono più facilmente riconoscibili, e non per loro scelta. La loro personalità e il loro modo di essere lasciano intuire facilmente il loro orientamento omosessuale. Questo fatto li rende maggiormente esposti al rischio di subire discriminazioni, battute, insulti o addirittura aggressioni. Dichiararsi, quindi, significa anche affiancarli in una battaglia di civiltà a favore di tutti, anche degli omosessuali “insospettabili”, gli stessi che magari ironizzano sulle “checche” o sulle “maschiacce”, ignorando il fatto che non esistono omosessuali di serie A e di serie B.

Sui luoghi di incontro “nascosti e bui”
Fino a qualche giorno fa il nostro blog ospitava la sezione dedicata ai “Luoghi di incontro”. Tra questi, erano indicate la zona dietro il tribunale, l’area di servizio dell’autostrada e altre località all’aperto. Sul già citato articolo del Corsivo del 10/05/2010 abbiamo letto che la nostra associazione chiamerebbe “a raccolta” gli omosessuali in luoghi nascosti e bui, facendo riferimento, appunto, alle località citate. A sostenerlo era un omosessuale valdostano, urtato da quanto letto sul nostro sito.
Chi ha pensato che l’associazione invitasse apertamente gli omosessuali a incontrarsi attraverso quelle modalità ha frainteso le nostre intenzioni. Questo ci ha portati a interrogarci sull’opportunità di mantenere la sezione così com’era.
Perché originariamente erano state inserite quelle indicazioni? Credendo di offrire un servizio, avevamo deciso di prendere atto della realtà omosessuale valdostana nel suo complesso. In particolare, non volevamo sovrapporre la nostra visione delle cose a quanto riportavamo sul sito in maniera acritica e non-giudicante.
Non si può negare, infatti, l’esistenza di luoghi di incontro a scopo sessuale per omosessuali (come avviene per gli eterosessuali). Questa realtà non è specifica della Valle d’Aosta, ma comune a tutto il mondo. Le difficoltà evidenti a riconoscere altre persone con il proprio orientamento, unite al timore di essere “scoperti” e rivelati al mondo come omosessuali, spiega l’esistenza di luoghi come i “battuage”, dove comunque, generalmente, non avviene alcuno scambio di denaro. Non abbiamo intenzione di giudicare negativamente chi sceglie queste modalità per vivere la propria sessualità. Ma la nostra associazione esiste per aiutare le persone a non avere più paura, a non nascondersi, a vivere serenamente, lontano da bugie e segreti, sensi di colpa e vergogna. Non possiamo e non vogliamo in alcun modo condannare chi frequenta i “battuage”, al contrario, rispettiamo le scelte di tutti, ma i nostri sforzi sono orientati verso traguardi ben differenti, come la visibilità, la trasparenza, l’orgoglio di essere ciò che siamo.
Visto che secondo alcuni indicare i luoghi di “battuage” sarebbe un’incitazione alla clandestinità, abbiamo preferito rimuovere la sezione “Luoghi di incontro”.
Cogliamo l’occasione per ringraziare chi frequenta il sito dell’Arcigay Valle d’Aosta, http://arcigayaosta.blogspot.com/ e con i suoi suggerimenti, anche diretti, ci fornisce spunti di riflessione, idee e osservazioni. Ricordiamo, a tale proposito, che la nostra mail è articolo3aosta@libero.it, e il nostro numero di telefono 348-9322489.



Il direttivo del Comitato Arcigay Articolo3 di Aosta

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