Oggi il Sinodo della Chiesa Valdese italiana (Unione delle Chiese metodiste e valdesi) ha approvato un ordine del giorno, proposto da diversi pastori, dai rappresentanti delle chiese locali e dalla moderatora della Tavola Maria Bonafede, contro l'omofobia dilagante nel nostro paese e di solidarietà "ai fratelli e sorelle omosessuali". Nell'ordine del giorno si fa riferimento al clima d'odio e alle persecuzioni violente contro i gay e le lesbiche e si sottolinea anche l'importanza di un impegno internazionale contro le discriminazioni e la pena di morte di cui sono vittima le persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender).
Arcigay ringrazia la REFO (la Rete di fede ed omosessualità) per aver promosso l'ordine del giorno e tutta la chiesa valdese italiana per il suo pluriennale impegno a fianco delle persone omosessuali, che è per noi fonte di conforto e di fattiva vicinanza. Ricordiamo che Arcigay da anni indica proprio la Chiesa Valdese per la sottoscrizione dell'8 per mille. Loro utilizzano effettivamente le risorse provenienti dalle tasche degli italiani per destinarle ad attività di aiuto e sostegno di progetti internazionali.
Non si può non notare quale distanza abissale vi sia tra le parole pronunciate dal Sinodo valdese e il silenzio (quando va bene) o gli insulti provenienti dalla chiesa cattolica italiana nei confronti delle persone lgbt.
Aurelio Mancuso
presidente nazionale Arcigay
venerdì 31 agosto 2007
sabato 25 agosto 2007
Salviamo Pegah dalla lapidazione

Arcigay e Arcilesbica, congiuntamente al Gruppo EveryOne, lanciano un appello affinché a Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana rifugiatasi a Sheffield (Regno Unito) che rischia la pena di morte nel suo Paese d’origine, venga concesso immediatamente l’asilo politico definitivo.
Al Governo del Regno Unito, che si ostina a negarle questo diritto fondamentale con motivazioni assurde e pretestuose, e ha emanato l’ennesimo decreto d’espulsione per il 28 agosto (volo British Airways numero BA6633 delle 21.35 diretto a Teheran), le due associazioni nazionali lgbt, con l’adesione del Gruppo EveryOne, rispondono con la convocazione di un
Sit In di fronte all’Ambasciata Britannica a Roma
in via XX settembre 80
lunedì 27 agosto 2007 dalle ore 18,30
La vicenda di Pegah Emambakhsh è l'ennesimo caso di violazione dei diritti umani da parte dei nostri governi. Le decine di migliaia cittadini, gli attivisti e i politici che hanno aderito all'appello per la sua vita lanciato in questi giorni dal Gruppo Everyone hanno ottenuto una proroga della deportazione al 28 agosto.
Ma non illudiamoci, perché il governo sta solo aspettando che l'opinione pubblica si concentri su altri eventi per costringere Pegah a salire sull'aereo della morte. Deportazioni come quella riservata a Pegah si sono infatti già verificate, anche in tempi recenti, nel Regno Unito e negli altri paesi.
Aurelio Mancuso - Presidente nazionale Arcigay
Francesca Polo - Presidente nazionale Arcilesbica
Matteo Pegoraro, Roberto Malini - EveryOne
Per adesioni inviare una mail a
presidente@arcigay.it
Indirizzo ministra degli interni inglese: smithjj@parliament.uk
Per sottoscrivere l'appello "Save Pegah": savepegah@gmail.com
venerdì 17 agosto 2007
COMUNICATO, AMIC* DI MIRELLA IZZO
Conoscete tutti Mirella Izzo, avete imparato a conoscerla attraverso il forum di Crisalide-Azionetrans, al telefono, sui giornali, nelle denunce, impegnata a risolvere ingarbugliate questioni burocratiche legate ai percorsi di transizione, o anche pronta a raccogliere uno sfogo e a proporre soluzioni a chi la contatta.
Grazie a lei, Genova ha uno dei centri più all’avanguardia e preparato sui percorsi di transizione.
Grazie a lei, altre persone T* hanno lavorato nella propria città contribuendo a migliorare quelle strutture di per sé carenti che comunque sono un appoggio per chi, come noi, ha bisogno di professionisti che l’accompagnino in tutte quelle tappe di percorso che mirano a realizzare il benessere che andiamo cercando.
La conoscete tutti, quindi è inutile dilungarsi sul suo impegno, le sue azioni, e lo spirito di cocciuta ostinazione e abnegazione con cui ha fatto quel che andava fatto, che ha voluto fare, che molt* di noi chiedevano.
Oggi Mirella è in difficoltà, è in difficoltà a causa della lunga malattia e il travaglio che ha dovuto passare la sua salute e che la mette in condizione di dover pesantemente fare i conti con le necessità più elementari della vita quotidiana.
Contro ogni ragionevolezza, con l’orgoglio che la contraddistingue , è andata avanti comunque, gestendosi senza aiuti, finché le energie e le sue risorse economiche e fisiche l’hanno sostenuta.
Nessun* di noi , benché conoscessimo la sua storia, ha mai sospettato che l’incrollabile Mirella potesse arrivare a crollare o non riuscisse, potesse, mettere pezze là dove era il caso di metterle.
Perché l’ha sempre fatto, c’è sempre riuscita, e inconsciamente ci aspettavamo, probabilmente, riuscisse ancora a farlo.
Non è stato così; solo quando la sua situazione personale è diventata insostenibile noi amic* siamo venuti a conoscenza di tutto ciò che i suoi disagi hanno comportato e comportano, sia a livello di salute che, a maggior ragione, economici.
L’abbiamo saputo solo ora che Mirella non è più in grado di fare e amministrare, da sola, tutto quel che riusciva/necessitava fare per sé-
Abbiamo bisogno di aiuto, e non si tratta di Crisalide, ma dell’amica Mirella.
E' Mirella persona che ha bisogno di aiuto.
Ci sono questioni economiche urgenti da sistemare, e ci rendiamo conto che da sol* i nostri sforzi non sono sufficienti a sanare una situazione di emergenza.
Speriamo che anche voi possiate unirvi a noi, per come lo permettono le vostre risorse, e provare almeno a lenire una situazione finanziariamente preoccupante.
Noi amic* abbiamo messo a disposizione una carta postepay su cui raccogliere gli sforzi di chi vuole partecipare, e provvederemo a fare avere in maniera celere a Mirella quanto riusciremo a raccogliere, o lo impiegheremo noi stess* direttamente per lei, per sistemare quanto va sistemato con urgenza.
Vi ringraziamo fin da ora.
I versamenti possono essere fatti in posta, o se siete titolari di postepay, direttamente online.
Grazie a lei, Genova ha uno dei centri più all’avanguardia e preparato sui percorsi di transizione.
Grazie a lei, altre persone T* hanno lavorato nella propria città contribuendo a migliorare quelle strutture di per sé carenti che comunque sono un appoggio per chi, come noi, ha bisogno di professionisti che l’accompagnino in tutte quelle tappe di percorso che mirano a realizzare il benessere che andiamo cercando.
La conoscete tutti, quindi è inutile dilungarsi sul suo impegno, le sue azioni, e lo spirito di cocciuta ostinazione e abnegazione con cui ha fatto quel che andava fatto, che ha voluto fare, che molt* di noi chiedevano.
Oggi Mirella è in difficoltà, è in difficoltà a causa della lunga malattia e il travaglio che ha dovuto passare la sua salute e che la mette in condizione di dover pesantemente fare i conti con le necessità più elementari della vita quotidiana.
Contro ogni ragionevolezza, con l’orgoglio che la contraddistingue , è andata avanti comunque, gestendosi senza aiuti, finché le energie e le sue risorse economiche e fisiche l’hanno sostenuta.
Nessun* di noi , benché conoscessimo la sua storia, ha mai sospettato che l’incrollabile Mirella potesse arrivare a crollare o non riuscisse, potesse, mettere pezze là dove era il caso di metterle.
Perché l’ha sempre fatto, c’è sempre riuscita, e inconsciamente ci aspettavamo, probabilmente, riuscisse ancora a farlo.
Non è stato così; solo quando la sua situazione personale è diventata insostenibile noi amic* siamo venuti a conoscenza di tutto ciò che i suoi disagi hanno comportato e comportano, sia a livello di salute che, a maggior ragione, economici.
L’abbiamo saputo solo ora che Mirella non è più in grado di fare e amministrare, da sola, tutto quel che riusciva/necessitava fare per sé-
Abbiamo bisogno di aiuto, e non si tratta di Crisalide, ma dell’amica Mirella.
E' Mirella persona che ha bisogno di aiuto.
Ci sono questioni economiche urgenti da sistemare, e ci rendiamo conto che da sol* i nostri sforzi non sono sufficienti a sanare una situazione di emergenza.
Speriamo che anche voi possiate unirvi a noi, per come lo permettono le vostre risorse, e provare almeno a lenire una situazione finanziariamente preoccupante.
Noi amic* abbiamo messo a disposizione una carta postepay su cui raccogliere gli sforzi di chi vuole partecipare, e provvederemo a fare avere in maniera celere a Mirella quanto riusciremo a raccogliere, o lo impiegheremo noi stess* direttamente per lei, per sistemare quanto va sistemato con urgenza.
Vi ringraziamo fin da ora.
I versamenti possono essere fatti in posta, o se siete titolari di postepay, direttamente online.
Questi i dati per il versamento:
N° carta postepay; 4023600415716200
Titolare; Francesco Busdraghi
Emilie Rollandin
venerdì 10 agosto 2007
Manifestiamo contro dichiarazioni naziste!
(ANSA) - PADOVA, 9 AGO STO-
'I trevigiani che hanno contribuito a fare grande il nordest non si meritano un personaggio come Gentilini che insulta i cittadini omosessuali definendoli 'culattoni' e parla di pulizia etnica'. A sostenerlo in una nota e' Alessandro Zan, consigliere comunale di Padova, presidente Arcigay Veneto che annuncia una manifestazione di protesta a Treviso.'Nella regione governata da un liberale come Giancarlo Galan - dice Zan - le dichiarazioni di Gentilini non possono avere cittadinanza. Per questo facciamo appello al governatore affinche' intervenga censurando simili affermazioni frutto di una cultura 'macista' e feudale, estranea al Veneto'.Zan conferma l'organizzazione di una raduno di protesta a mezzogiorno dell'11 agosto davanti al municipio di Treviso.'Dopo che gli omosessuali sono stati deportati nei campi di concentramento della Germania nazista - osserva - pensavamo che tali atteggiamenti di odio fossero sepolti dalle regole democratiche. Per questo invitiamo tutta la Treviso democratica a partecipare e a indossare un triangolo rosa, simbolo dei detenuti omosessuali nei campi di concentramento. Sempre in questa occasione faremo anche un kiss-in pubblico per testimoniare che l'affetto non puo' avere confini e va rispettato a prescindere dall'orientamento sessuale di ciascuno'.
'I trevigiani che hanno contribuito a fare grande il nordest non si meritano un personaggio come Gentilini che insulta i cittadini omosessuali definendoli 'culattoni' e parla di pulizia etnica'. A sostenerlo in una nota e' Alessandro Zan, consigliere comunale di Padova, presidente Arcigay Veneto che annuncia una manifestazione di protesta a Treviso.'Nella regione governata da un liberale come Giancarlo Galan - dice Zan - le dichiarazioni di Gentilini non possono avere cittadinanza. Per questo facciamo appello al governatore affinche' intervenga censurando simili affermazioni frutto di una cultura 'macista' e feudale, estranea al Veneto'.Zan conferma l'organizzazione di una raduno di protesta a mezzogiorno dell'11 agosto davanti al municipio di Treviso.'Dopo che gli omosessuali sono stati deportati nei campi di concentramento della Germania nazista - osserva - pensavamo che tali atteggiamenti di odio fossero sepolti dalle regole democratiche. Per questo invitiamo tutta la Treviso democratica a partecipare e a indossare un triangolo rosa, simbolo dei detenuti omosessuali nei campi di concentramento. Sempre in questa occasione faremo anche un kiss-in pubblico per testimoniare che l'affetto non puo' avere confini e va rispettato a prescindere dall'orientamento sessuale di ciascuno'.
mercoledì 8 agosto 2007
A costo zero l'asta di una legge sui trans
A costo zero l'asta di una legge sui trans
Bene. Ora siamo venuti a sapere che hanno pestato a sangue anche la pornostar ex trans, Maurizia Paradiso dal tg di Italia 1. Bene si fa per dire, ma dopo il totale silenzio dell'assassinio di Emanuela di un mese fa, le poche righe dell'omicidio di Maurizia (essendo un personaggio televisivo quindi esisteva), forse si inizierà a ragionare in termini diversi da un casuale elenco di fatti di cronaca come fossero l'uno indipendente dall'altro e relativi a personaggi strani e virtuali.
Pur senza divertirmi, da anni curo per l'Italia il triste elenco delle vittime trans nel nostro territorio per l'evento mondiale del Transgender day of remembrance, in cui vengono ricordate le vittime dell'odio e del pregiudizio di tutto il mondo ogni 20 novembre. L'Italia è sempre in una posizione molto elevata in questa odiosa classifica, ma quest'anno ho notato una differenza.
Fino all'anno scorso il 99% delle vittime erano transgender extracomunitarie e senza permesso di soggiorno. Questa tripla discriminazione le rendeva facili bersagli della violenza tout court. Ammazzate perché trans? Perché di colore? Perché non in regola? Perché prostitute? Forse un mix di queste cose le rendeva vulnerabili. Quest'anno - per la prima volta - le vittime sono quasi tutte italiane. Non cambia sul piano umano, né su quello sociale. Ammazzare persone che forse non hanno neppure una famiglia che le reclamerà è troppo «facile». Uccidere ragazze italiane rappresenta un'escalation precisa di transfobia. Un maggior rischio di non «farla franca» con la legge, famiglie che si battono per la memoria della figlia scomparsa e magari chissà.. anche qualche cliente importante...
Il clima è quello che è. Alla fine siamo anche stanche di dovere ogni volta ripetere le stesse cose come, per esempio, richiedere una maggiore attenzione dei media sui nostri problemi di cittadinanza di serie zeta che rappresentano la leva su cui gli assassini costruiscono il loro senso di impunità.
Ho speso troppe parole su questo tema. Ora deve intervenire la politica. La legge. Non esiste protezione sociale per le persone transgender se non sono garantite: la privacy del percorso di transizione; l'applicazione delle norme antidiscriminatorie; l'aggravante dei delitti di odio o pregiudizio.
Per garantire la privacy del percorso di transizione non c'è altra strada di quella intrapresa da Gran Bretagna e Spagna: documenti adeguati il più presto possibile, senza vincoli di pezzi di carne da consegnare allo stato.
Per garantire in questa Italia di giudici pigri e avvocati distratti i diritti già riconosciuti per legge alle persone transgender dalle direttive europee e dalle leggi applicative italiane, è necessario scrivere molto chiaramente nel prossimo aggiornamento legale obbligato, i motivi per cui le persone trans rientrano fra chi gode dei diritti alle pari opportunità. L'abstract di una sentenza della Corte di giustizia europea del '98, richiamata dalla recentissima direttiva sulle Pari opportunità, deve essere scritta «pari pari» nel testo della conversione in legge della stessa. Senza equivoci e che la possa leggere anche l'avvocato più distratto, il giudice meno attento agli aggiornamenti legislativi su casi delle minoranze estreme.
Per l'aggravante, basterebbe che si decidessero a trasformare una promessa in fatto, con l'aggiornamento della legge Mancino.
Certo noi trans non rischiamo di essere nella lista delle morti bianche sul lavoro: non ci fanno lavorare proprio, salvo rare eccezioni metropolitane. Allora vorrei fare un passo avanti. Io una bozza di un possibile testo di legge l'ho scritta al fine di ridurre questi e altri rischi altrettanto pesanti per la vita delle persone trans (il non trovare lavoro che poi porta alla prostituzione che poi porta ai rischi di essere ammazzate, ad esempio). Certo è solo una bozza, ma c'è. Doveva andare a Tizia, poi a Caio ecc. ma veti incrociati hanno mostrato della politica il lato più becero, e è rimasta orfana. Intanto le persone trans aspettano e muoiono (di fame o di coltello).
Allora sono disponibile a metterla in piazza. Magari su un blog per discuterla con chiunque voglia partecipare: legali, trans, politici. Oppure la metto all'asta a costo zero per verificare se possa incuriosire un onorevole, un partito, cui interessi anche la sorte del peggior bacino di voti che un gruppo sociale possa portare: le persone trans, che, se sono 5 mila in tutta Italia, è già tanto! L'asta è aperta.
Scrivete a mirella@mirellaizzo.it.
* Pres. onorar. Crisalide AzioneTrans onlus
Mirella Izzo *
Bene. Ora siamo venuti a sapere che hanno pestato a sangue anche la pornostar ex trans, Maurizia Paradiso dal tg di Italia 1. Bene si fa per dire, ma dopo il totale silenzio dell'assassinio di Emanuela di un mese fa, le poche righe dell'omicidio di Maurizia (essendo un personaggio televisivo quindi esisteva), forse si inizierà a ragionare in termini diversi da un casuale elenco di fatti di cronaca come fossero l'uno indipendente dall'altro e relativi a personaggi strani e virtuali.Pur senza divertirmi, da anni curo per l'Italia il triste elenco delle vittime trans nel nostro territorio per l'evento mondiale del Transgender day of remembrance, in cui vengono ricordate le vittime dell'odio e del pregiudizio di tutto il mondo ogni 20 novembre. L'Italia è sempre in una posizione molto elevata in questa odiosa classifica, ma quest'anno ho notato una differenza.
Fino all'anno scorso il 99% delle vittime erano transgender extracomunitarie e senza permesso di soggiorno. Questa tripla discriminazione le rendeva facili bersagli della violenza tout court. Ammazzate perché trans? Perché di colore? Perché non in regola? Perché prostitute? Forse un mix di queste cose le rendeva vulnerabili. Quest'anno - per la prima volta - le vittime sono quasi tutte italiane. Non cambia sul piano umano, né su quello sociale. Ammazzare persone che forse non hanno neppure una famiglia che le reclamerà è troppo «facile». Uccidere ragazze italiane rappresenta un'escalation precisa di transfobia. Un maggior rischio di non «farla franca» con la legge, famiglie che si battono per la memoria della figlia scomparsa e magari chissà.. anche qualche cliente importante...
Il clima è quello che è. Alla fine siamo anche stanche di dovere ogni volta ripetere le stesse cose come, per esempio, richiedere una maggiore attenzione dei media sui nostri problemi di cittadinanza di serie zeta che rappresentano la leva su cui gli assassini costruiscono il loro senso di impunità.
Ho speso troppe parole su questo tema. Ora deve intervenire la politica. La legge. Non esiste protezione sociale per le persone transgender se non sono garantite: la privacy del percorso di transizione; l'applicazione delle norme antidiscriminatorie; l'aggravante dei delitti di odio o pregiudizio.
Per garantire la privacy del percorso di transizione non c'è altra strada di quella intrapresa da Gran Bretagna e Spagna: documenti adeguati il più presto possibile, senza vincoli di pezzi di carne da consegnare allo stato.
Per garantire in questa Italia di giudici pigri e avvocati distratti i diritti già riconosciuti per legge alle persone transgender dalle direttive europee e dalle leggi applicative italiane, è necessario scrivere molto chiaramente nel prossimo aggiornamento legale obbligato, i motivi per cui le persone trans rientrano fra chi gode dei diritti alle pari opportunità. L'abstract di una sentenza della Corte di giustizia europea del '98, richiamata dalla recentissima direttiva sulle Pari opportunità, deve essere scritta «pari pari» nel testo della conversione in legge della stessa. Senza equivoci e che la possa leggere anche l'avvocato più distratto, il giudice meno attento agli aggiornamenti legislativi su casi delle minoranze estreme.
Per l'aggravante, basterebbe che si decidessero a trasformare una promessa in fatto, con l'aggiornamento della legge Mancino.
Certo noi trans non rischiamo di essere nella lista delle morti bianche sul lavoro: non ci fanno lavorare proprio, salvo rare eccezioni metropolitane. Allora vorrei fare un passo avanti. Io una bozza di un possibile testo di legge l'ho scritta al fine di ridurre questi e altri rischi altrettanto pesanti per la vita delle persone trans (il non trovare lavoro che poi porta alla prostituzione che poi porta ai rischi di essere ammazzate, ad esempio). Certo è solo una bozza, ma c'è. Doveva andare a Tizia, poi a Caio ecc. ma veti incrociati hanno mostrato della politica il lato più becero, e è rimasta orfana. Intanto le persone trans aspettano e muoiono (di fame o di coltello).
Allora sono disponibile a metterla in piazza. Magari su un blog per discuterla con chiunque voglia partecipare: legali, trans, politici. Oppure la metto all'asta a costo zero per verificare se possa incuriosire un onorevole, un partito, cui interessi anche la sorte del peggior bacino di voti che un gruppo sociale possa portare: le persone trans, che, se sono 5 mila in tutta Italia, è già tanto! L'asta è aperta.
* Pres. onorar. Crisalide AzioneTrans onlus
sabato 4 agosto 2007
Una strage di innocenti per omofobia
Una ragazza del lecchese ha tentato il suicidio perchè la sua famiglia l'aveva separata dalla sua innamorata. Si tratta di un altro episodio che rende manifesta la grande sofferenza patita dai giovani omosessuali nel nostro paese.
Le vessazioni subite in famiglia, a scuola o nell'ambiente di vita turbano i giovani gay e le giovani lesbiche tanto da far perdere la voglia di vivere. Insuccessi scolastici, autolesionismo, suicidi tentati o riusciti di adolescenti omosessuali sono il risultato di una violenza continuata che si chiama omofobia e che si può sconfiggere.
Chiediamo al Ministro della Pubblica Istruzione Beppe Fioroni di predisporre interventi urgenti nella scuola, luogo di formazione e di mediazione tra generazioni, che promuovano il rispetto dell'affettività tra giovani dello stesso sesso, perchè si possa serenamente crescere e scoprire il proprio modo di amare.
Cristina Gramolini
Segretaria nazionale ArciLesbica
Aurelio Mancuso
presidente nazionale Arcigay
Le vessazioni subite in famiglia, a scuola o nell'ambiente di vita turbano i giovani gay e le giovani lesbiche tanto da far perdere la voglia di vivere. Insuccessi scolastici, autolesionismo, suicidi tentati o riusciti di adolescenti omosessuali sono il risultato di una violenza continuata che si chiama omofobia e che si può sconfiggere.
Chiediamo al Ministro della Pubblica Istruzione Beppe Fioroni di predisporre interventi urgenti nella scuola, luogo di formazione e di mediazione tra generazioni, che promuovano il rispetto dell'affettività tra giovani dello stesso sesso, perchè si possa serenamente crescere e scoprire il proprio modo di amare.
Cristina Gramolini
Segretaria nazionale ArciLesbica
Aurelio Mancuso
presidente nazionale Arcigay
venerdì 3 agosto 2007
Don Gelmini
Arcigay: accertare i fatti senza inutili stupori
E' indubbio che la notizia di presunte molestie sessuali perpetrate dal fondatore delle Comunità Incontro, don Piero Gelmini, susciti enorme clamore. Fatto salvo il diritto di ogni singolo individuo ad avere un giusto ed equo processo, nel rispetto delle funzioni proprie della Magistratura di cui bisogna sempre attendere i giudizi definitivi, dobbiamo dire che casi di questo genere non sono certo nuovi ed eccezionali. Negli ultimi anni nelle comunità religiose di assistenza, o formate solamente da consacrati, sono state denunciate in tutto il mondo migliaia di molestie o addirittura violenze sessuali.
Per questo, a differenza dei politici italiani che o attaccano a testa bassa gli inquirenti o stanno zitti per convenienza, vogliamo ricordare che il tema dei soprusi sessuali di cui si macchiano i sacerdoti cattolici dovrebbe essere trattato con serietà, evitando inutili e ipocrite strumentalizzazioni politiche.
In diverse occasioni don Gelmini ha esternato opinioni clericali e retrive di stampo omofobico, se le accuse fossero sostanziate da prove, ci troveremmo semplicemente di fronte ad un ennesimo caso di reazionario cattolico che, per coprire le proprie inclinazioni, pubblicamente si è scagliato per anni contro le sue stesse paure.
Aurelio Mancuso
presidente nazionale Arcigay
E' indubbio che la notizia di presunte molestie sessuali perpetrate dal fondatore delle Comunità Incontro, don Piero Gelmini, susciti enorme clamore. Fatto salvo il diritto di ogni singolo individuo ad avere un giusto ed equo processo, nel rispetto delle funzioni proprie della Magistratura di cui bisogna sempre attendere i giudizi definitivi, dobbiamo dire che casi di questo genere non sono certo nuovi ed eccezionali. Negli ultimi anni nelle comunità religiose di assistenza, o formate solamente da consacrati, sono state denunciate in tutto il mondo migliaia di molestie o addirittura violenze sessuali.
Per questo, a differenza dei politici italiani che o attaccano a testa bassa gli inquirenti o stanno zitti per convenienza, vogliamo ricordare che il tema dei soprusi sessuali di cui si macchiano i sacerdoti cattolici dovrebbe essere trattato con serietà, evitando inutili e ipocrite strumentalizzazioni politiche.
In diverse occasioni don Gelmini ha esternato opinioni clericali e retrive di stampo omofobico, se le accuse fossero sostanziate da prove, ci troveremmo semplicemente di fronte ad un ennesimo caso di reazionario cattolico che, per coprire le proprie inclinazioni, pubblicamente si è scagliato per anni contro le sue stesse paure.
Aurelio Mancuso
presidente nazionale Arcigay
giovedì 2 agosto 2007
Un'altra vittima
COMUNICATO STAMPA
Roma 1 Agosto
-Una nuova vittima della transfobia nel nostro paese, un nuovo riconoscimento da appendere nel triste medagliere della nostra nazione, un nuovo sport che si chiama" ammazza la trans", l'Italia è campione del mondo...
Era di ieri la notizia dell'ennesima aggressione di una ragazza transessuale, brutalmente percossa nella sua abitazione romana, e di oggi il suo decesso, provocato dal violento pestaggio che le ha fracassato il cranio.
Questi i fatti, poco importa la sua vita personale, a noi non interessano le notizie voyeuristiche riportate da alcuni quotidiani sulle presunte dinamiche dell'uccisione, quella è la vera pornografia, notizie che tentano di deviare l'attenzione collettiva sui presunti comportamenti della vittima.
Stefania, è questo il suo nome, ha pagato con la cosa più preziosa, sacra, la sua libertà, ha pagato con la vita, molte come lei sono vittime di una società che ci costringe a vivere al limite, che ci espone a rischi quotidiani, un paese incapace di tutelarci nei fondamenti più elementari sanciti dalla nostra costituzione, Stefania ha perso, e noi con lei, l'ultima lotta, quella tra la vita e la morte.
Il pensiero ancora vivo e forte di Emanuela DiCesare, orribilmente uccisa con simili modalità, deve far prender coscienza a noi e a chi ci governa, di fronte a queste martiri, i nostri sforzi come movimento transgender, sembrano essere vani, non bastano più le mediazioni, dobbiamo pretendere che questo sterminio abbia fine, non possiamo più tollerare di contare i decessi per mano di individui, assassini, che affrancati da una cultura distorta e da una mancanza di leggi a nostra tutela, possa sentirsi legittimato.
L'ondata di transfobia e omofobia nel nostro paese ha raggiunto livelli di assoluta emergenza, è giunto il momento di usare tutti quei mezzi che ci sono consentiti per fermare questo clima degno dei campi di sterminio.
Crisalide AzioneTrans promuoverà una mobilitazione nazionale di tutto il movimento Transgender, LGBTQ, che vorrà coinvolgere tutti i movimenti e le istituzioni che non si riconoscono in un "alzata di spalle" di fronte a queste notizie e a tale situazione, la tutela delle persone rese deboli dalla mancanza di leggi opportune e dalla cultura dell'odio( transfobia, omofobia, xenofobia, discriminazioni di ogni genere) non può più attendere.
-Chiediamo ascolto al Capo dello Stato, in quanto garante della nostra costituzione, affinchè si pronunci, come ha fatto per le morti bianche, anche per mettere fine a questa carneficina.
-Chiediamo al governo leggi atte a tutelare la nostra condizione di vita.
-Chiediamo alle forze dell'ordine e alla magistratura, di posare la loro attenzione su questi fatti efferati, elevandosi a paladini della reale giustizia, ricordando loro che un gesto d'amore (sia esso etero, omosessuale, lesbico o transgender) non è reato.
Crisalide AzioneTrans si stringe intorno ai parenti ed amici di Stefania e dedica a lei e a tutte le altre vittime dell'odio e dell'indifferenza non solo il pensiero ma anche gli atti dovuti e fortemente voluti.
L'indifferenza è colpevole quanto le mani insanguinate di questi assassini.
Ciao Stefania
Fabianna Tozzi Daneri presidente nazionale Crisalide AzioneTrans
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