mercoledì 26 dicembre 2007

Il discorso di Zapatero al parlamento spagnolo in occasione dell'approvazione del matrimonio per i gay e le lesbiche in Spagna nel 2004

Ecco il testo del discorso, rileggerlo fa del bene e fa riflettere su quanto i politici italiani siano
omofobi!




Signore e signori,


oggi il mio governo sottomette definitivamente all'approvazione della Camera il Progetto di Legge che modifica il Codice Civile in materia di diritto per contrarre matrimonio, in stretto compimento di un accordo elettorale tra i cittadini e questa Camera. Riconosciamo oggi in Spagna il diritto delle persone a contrarre matrimonio con altre persone dello stesso sesso. Prima di noi lo hanno fatto Belgio e Olanda, e l'altro ieri il Canada. Noi non siamo stati i primi, ma sono sicuro che non saremo nemmeno gli ultimi. A breve verranno molti altri paesi, spinti, Signore e Signori, da due forze irrefrenabili: la libertà e l'uguaglianza.
Si tratta di un piccolo cambiamento nel testo di legge: si aggiunge appena un paragrafo nel quale si stabilisce che il matrimonio avrà gli stessi requisiti e gli stessi effetti quando i contraenti saranno dello stesso sesso o di sesso differente; un piccolo cambiamento nella lettera che porterà un grande cambiamento nella vita di migliaia di nostri compatrioti.
Non stiamo legiferando, Signore e Signori, per gente lontana ed estranea. Stiamo ampliando le opportunità di felicità per i nostri vicini, per i nostri colleghi di lavoro, per i nostri amici e per i nostri famigliari, e allo stesso tempo stiamo costruendo un paese migliore, perché una società migliore è quella che non umilia i suoi membri.
In un romanzo intitolato «La famiglia» il nostro Luis Cernuda scriveva: «Come si fa ingannare l'uomo e quanto invano / Da regole che proibiscono e condannano». Oggi la società spagnola da una risposta a un gruppo di persone che per anni sono state umiliate, i cui diritti sono stati ignorati, la cui dignità è stata offesa, l'identità negata, la libertà repressa. Oggi la società spagnola gli concede il rispetto che meritano, riconosce i loro diritti, reinstaura la loro dignità, afferma la loro identità e restituisce la loro libertà.
E' vero che si tratta solo di una minoranza; però il suo trionfo è il trionfo di tutti. Sebbene ancora non lo sappiano, è anche la vittoria di coloro si oppongono a questa legge, poiché è la vittoria della libertà. La sua vittoria rende migliori tutti noi, rende migliore la nostra società.
Signore e signori, non c'è aggressione alcuna al matrimonio né alla famiglia nella possibilità che due persone dello stesso sesso si sposino. Ma tutt'al contrario, quello che c'è è uno spazio per realizzare la pretesa di queste persone di regolare la loro vita in conformità alle norme ed alle esigenze del matrimonio e della famiglia. Non c'è nessuna violazione dell'istituzione matrimoniale, anzi esattamente l'opposto: valorizzazione e riconoscimento del matrimonio.
Sono cosciente che alcune persone e istituzioni sono in profondo disaccordo con questa modifica della legge. Desidero esprimere loro che, come altre riforme che l'hanno preceduta, questa Legge non genererà alcun male, che la sua unica conseguenza sarà il risparmio dell'inutile sofferenza di esseri umani. E una società che risparmia inutili sofferenze ai suoi membri è una società migliore. Ad ogni modo, manifesto il mio profondo rispetto verso quelle persone e quelle istituzioni, e voglio altresì richiedere lo stesso rispetto a coloro che appoggiano questa Legge.
Agli omosessuali, che hanno sopportato sulla propria pelle la derisione e l'affronto per anni, chiedo che al valore dimostrato nella lotta per i propri diritti aggiungano ora l'impegno della generosità ed esprimano la propria gioia in rispetto a tutte le credenze. Con l'approvazione di questo Progetto di Legge il nostro Paese compie un passo in più lungo il cammino della libertà e della tolleranza che iniziò con la Transizione Democratica.
I nostri figli ci guardano con incredulità quando gli raccontiamo che non tanto tempo fa le loro madri avevano meno diritti dei loro padri e se gli raccontiamo che le persone dovevano rimanere unite nel matrimonio, persino contro la propria volontà, quando non erano già più in grado di convivere. Oggi possiamo offrirgli una bella lezione: ogni diritto conquistato, ogni libertà raggiunta è stato il frutto dello sforzo e del sacrificio di tante persone che dobbiamo oggi riconoscere e di cui dobbiamo andare orgogliosi. Oggi dimostriamo con questa legge che le società possono migliorare e che si possono ampliare le frontiere della tolleranza e restringere lo spazio dell'umiliazione e dell'infelicità. Oggi, per molti, arriva quel giorno che evocò Kafavis un secolo fa: «Più tardi, in una società migliore, qualcun altro, fatto come me, certamente si mostrerà e agirà liberamente».


JOSE' LUIS RODRIGUEZ ZAPATERO

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