mercoledì 26 settembre 2007

Matteo martire del pregiudizio

MATTEO NON E' ICONA GAY MA MARTIRE DEL PREGIUDIZIO

Ci addolora profondamente sentire che il Procuratore capo di Torino Marcello Maddalena e il suo sostituto Paolo Borgna accusino le associazioni omosessuali di aver eletto Matteo ad icona gay.
Innanzi tutto perchè le icone gay sono associabili solo a figure allegre e che suscitino gioia di vivere. Seconda ragione perchè i magistrati vedono il dito ma trascurano la Luna.

Ha poca importanza, e noi lo abbiamo sempre detto (un milione di persone presenti al Pride del 16 giugno ci sono testimoni) se Matteo sia stato o meno omosessuale.
Il fatto inconfutabile è che lui è stato individuato come tale da studenti che lo deridevano . E' vero che, come dicono i magistrati, era un ragazzo molto fragile, perchè se è arrivato ad un gesto cosi drammatico come gettarsi dal 4 piano vuol dire che si è affetti dal male di vivere. Forse lui, nella sua fragilità, ha vissuto l'accusa di omosessualità come una macchia gettata addosso dagli altri compagni.

Matteo è semmai un martire del pregiudizio. La scuola in senso lato, non l'Istituto Somelier in senso stretto, devono sentire il peso di questa disgrazia e farsi carico della responsabilità che la società la ha investita per evitare che altri ragazzi facciano come Matteo.

Arcigay ha da tempo dato la propria disponibilità al ministero dell'istruzione per lavorare alla prevenzione del fenomeno del bullismo, in particolare quello omofobico, presentando progetti che mirano a stimolare la conoscenza delle diversità e il rispetto reciproco. Abbiamo richiesto allo stesso Fioroni un incontro per valutare assieme un piano contro il bullismo omofobico. Siamo ancora in attesa di una risposta. La necessità di mettere in campo azioni di prevenzione che permettano ai nostri giovani di conoscersi e di non avere più paura gli uni degli altri è urgente. L'assenza del ministro su questo tema sta diventando pesante per noi e per le troppe coscienze che inerti assistono al susseguirsi di questi fatti.

Se la scuola pensa di far fronte a questa emergenza sociale da sola si sbaglia. Farlo sarebbe un grave errore di presunzione e rischierebbe di danneggiare principalmente gli stessi studenti. La scuola ha bisogno di coinvolgere chi l'omofobia la conosce, chi la combatte da anni e da anni raccoglie centinaia di richieste di aiuto provenienti proprio dal mondo della scuola.


Aurelio Mancuso
presidente nazionale Arcigay

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