giovedì 19 luglio 2007

Tribunale di Roma riconosce il convivente gay come parte civile

Roma, 19 luglio 2007

TRIBUNALE RICONOSCE IL CONVIVENTE GAY COME PARTE CIVILE PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

OMICIDIO CHIESA: RESPINTA COSTITUZIONE PARTE CIVILE DEL COMUNE E DI ARCIGAY ROMA - SCELTA INACCETTABILE

Marrazzo, Arcigay: “il riconoscimento del compagno come parte civile evidenzia che il riconoscimento dei diritti dei conviventi dipende dalle interpretazioni della legge da parte dei giudici, fatto inaccettabile perchè non da pari diritti a tutti i cittadini"


Questa mattina il giudice dell’udienza preliminare nel processo che vede imputato George Alin Chisereu dell’omicidio di Roberto Chiesa ha rigettato le richieste di costituzione di parte civile sia del Comune di Roma sia di Arcigay Roma, mentre ha accolto la richiesta avanzata da Mario Chinazzo, compagno di Roberto da oltre 25 anni,

“Siamo felici che la richiesta di Mario sia stata accolta. Si trattava di un gesto dovuto da parte della giustizia nei confronti di un uomo che ha perso il compagno di una vita in circostanze tragiche e dolorosissime – dichiara Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – Dobbiamo però esprimere il nostro sconforto per il fatto che la richiesta della nostra associazione e del Comune di Roma siano state rigettate. Quando una persona gay viene uccisa in maniera tanto barbara e per così futili motivi, si offendono tutte le persone lesbiche e gay di questo paese, oltre che di tutti i cittadini, per questo riteniamo inaccettabile la scelta del giudice che non da piena dignità a Roberto Chiesa ne come cittadino ne come omosessuale”.

“Il fatto che il giudice dell’udienza preliminare abbia accolto la richiesta di costituzione di parte civile del convivente di Roberto Chiesa è importantissimo, perché è la prima volta che avviene per una coppia omosessuale. E’ stato necessario, con un duro e faticoso lavoro, dimostrare la natura di questo rapporto sia in termini affettivi che materiale - dichiara Daniele Stoppello, avvocato di Arcigay Roma, che ha tutelato gli interessi del convivente e anche della sorella e di Roberto Chiesa "

“E’ incredibile che il rapporto tra Roberto e Mario abbia dovuto essere ricostruito in tribunale, dando un ulteriore dolore a Mario, che oltre ad aver perso il proprio compagno, ha dovuto fornire le prove del loro rapporto. Questo caso dimostra l’urgenza di una normativa che nel nostro paese riconosca le coppie e gli amori omosessuali – aggiunge Marrazzo – Ringraziamo per l’enorme lavoro fatto l’avvocato Daniele Stoppello, che sta lavorando con una passione e con una forza senza precedenti”.



Ufficio Stampa Arcigay

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