mercoledì 21 febbraio 2007

PETIZIONE PER I PACS

Dal sito della Lega Italiana Famiglie di Fatto

UNA LEGGE PER I PACS NELL’ANNO
EUROPEO DELLE PARI OPPORTUNITA’ PER TUTTI

FIRMA SUBITO ANCHE TU LA PETIZIONE!!


Il 2007: un Anno decisivo e significativo
Con la decisione n. 771/2006, l’Unione Europea ha dichiarato il 2007 Anno europeo delle pari opportunità per tutti, propugnando il disegno di una società più giusta e solidale.
Nella decisione, gli obiettivi dell’Anno europeo vengono fissati nelle cosidette quattro R - Rights, Representation, Recognition e Respect – che, tradotte in italiano, esprimono esattamente ciò che migliaia di coppie di fatto italiane, omosessuali e non, chiedono a gran voce ai nostri politici ormai da anni.
Si tratta di richieste legittime e democratiche volte a ottenere il riconoscimento di diritti uguali per ciascuna persona indipendentemente dalla propria condizione (Rights), una rappresentanza dei propri interessi all’interno della vita democratica del Paese (Representation), il riconoscimento delle diversità (Recognition) e, infine, il rispetto per la dignità e la libertà umana (Respect).
Una scelta ormai non più rinviabile: ancora una volta, l’Italia fanalino di coda in Europa
Dopo che la Danimarca ha aperto la strada nel 1989, l’Europa conta ormai ben 12 Paesi che hanno dettato una disciplina per le unioni civili. In alcuni Paesi nordici, da sempre all’avanguardia nella tutela dei diritti civili e sociali (Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia) la procedura di legalizzazione è riservata alle coppie omosessuali proprio nell’intento di contrastare qualsiasi forma di discriminazione di cui i cittadini possano essere vittime in ragione del loro orientamento sessuale. In altri Paesi (Francia, Lussemburgo, Olanda, Belgio) la procedura è rivolta indistintamente a tutte le coppie non sposate, sia di sesso diverso che dello stesso sesso. In Francia, un Paese al quale noi ci siamo sentiti sempre vicini per tradizioni culturale e giuridica, c’è stato un ampio riconoscimento delle coppie di fatto con l’introduzione nel 1999 del PAtto Civile di Solidarietà (PACS), che può essere stipulato anche fra una coppia di amici che decidono di fornirsi reciproca assistenza.
Il nostro Paese ancora una volta resta fanalino di coda in una campo così cruciale per la tutela dei diritti civili al punto tale da rendere impossibile il recepimento di alcune direttive europee sulla circolazione delle persone.
Eppure da tempo, in Italia le analisi statistiche attestano una forte ed evidente diversificazione delle forme di convivenze e dei sistemi relazionali affettivi e di assistenza che è andata di pari passo con l’evoluzione delle società occidentali di tipo complesso.

Il dibattito parlamentare è maturo
Sono tredici le proposte di legge della XV legislatura già presentate in Parlamento per disciplinare le unioni di fatto e per introdurre i Pacs nell’ordinamento italiano: otto alla Camera e cinque al Senato.
Dieci sono state presentate da parlamentari dell’Unione e tre da deputati e senatori della Casa delle Libertà.
Presso la Seconda Commissione Giustizia del Senato della Repubblica, il sen Cesare Salvi ha avviato un esame congiunto di tutti i disegni di legge in materia di unioni civili con un articolato e costruttivo confronto.
Ciò vuol dire che, anche nel dibattito parlamentare, i tempi sono più che maturi per approvare una legge che risponda ad una istanza evidente della società italiana che non può più essere procastinata.
Per quanto riguarda le forze dell’attuale maggioranza vale la pena di ricordare che nel programma dell’Unione a pagina 72 si legge “L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un’unione di fatto non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante il sistema di relazioni, la loro stabilità e volontarietà”.
E’ necessario quindi appellarsi al senso di responsabilità della maggioranza parlamentare che sostiene il Governo, avendo la stessa ricevuto un mandato ben chiaro da tutti gli italiani che hanno espresso il loro voto per l’attuazione del Programma. Ciò indipendentemente dal fatto che i diritti richiesti vengano riconosciuti ai singoli o alla coppia.
Per quanto riguarda le forze politiche dell’opposizione, bisogna sottolineare che alcune di loro hanno dimostrato una sensibilità sul tema presentando apposite iniziative normative.
Poiché si tratta di una delicata materia di diritti e libertà sarebbe anche auspicabile che si creasse un’intesa bipartisan che possa ridare orgoglio e dignità alle nostre istituzioni di rappresentanza e consentire di superare alcuni atteggiamenti fondamentalisti di una chiusura inspegabile perchè netta, ideologica e carica di pregiudizi. Atteggiamenti – è il caso di sottolinearlo – estranei persino alla Carità cristiana.

Basta con le parole: siamo tanti e vogliamo una legge
Il luogo più naturale dove deve essere stigmatizzato il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto è sicuramente la sede parlamentare perchè su temi così delicati è evidente che si continuerà sempre a registrare sensibilità diverse. Compito della politica - nel suo significato più puro -non è quello di negoziare i principi - che in quanto tali non sono suscettibili di contrattazione - ma di trovare soluzioni ampiamente condivise che rispecchino l’evoluzione della società reale.
Una buona legge deve avere al centro due punti decisivi: la espressa definizione dei conviventi dello stesso o diverso sesso facenti parte della coppia di fatto e l’opponibilità a terzi dello statuto dei diritti che scaturiscono dall’unione civile dalla materia di salute, a quella della previdenza, dell’assistenza e dell’alloggio.

Cosa chiediamo
Vogliamo che il Parlamento Italiano legiferi quanto prima sulla materia, permettendo all’Italia di riallinearsi a quanto già raggiunto dagli altri Paesi europei con specifico riferimento a quanto ottenuto in Spagna.

A chi lo chiediamo
Ci rivolgiamo in primo luogo ai Presidenti dei due rami del Parlamento perché si impegnino a far legiferare le Camere entro l’anno 2007 e, in secondo luogo, al Governo ed ai Segretari di partito perché si facciano fedeli interpreti della volontà reale del Paese.

LIFF, Roma, 1 febbraio 2007

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