domenica 24 settembre 2006

Sesso sicuro, ricominciare da zero?

di Giovanni dell'Orto, direttore di Pride

La nuova generazione di gay sta crescendo nell'ignoranza del "sesso sicuro" e della prevenzione. Ed anche nel resto del mondo gay sembra che ci siamo dimenticati le regole più elementari.


Di recente ho visto una maglietta con questa scritta ironica: "Quando ho letto quanto fa male fumare, ho smesso subito. Di leggere".

Ad li là della battuta azzeccata, m'è subito venuto in mente che si potrebbe fare un maglietta identica per parlare dell'atteggiamento del mondo gay italiano rispetto alla prevenzione. Al punto che so che a questa frase avrò già perso una buona metà dei lettori.

Peccato (per loro) perché la situazione si direbbe ormai fuori controllo. Non sono una persona con amicizie particolarmente "sessuomani". Eppure di recente le notizie di contagi di malattie a trasmissione sessuale (mts) fra i miei amici si sono moltiplicate.

Sieroconversioni all'Hiv a go-go, e poi anche il ritorno trionfale di casi più benigni, ma non meno devastanti per la vita, di vecchie conoscenze come sifilidi, condilomi, epatiti virali e via andando.

Se io che (al di là del lavoro che faccio) vivo ai margini del mondo gay, sto attraversando questa esperienza, che starà mai accadendo al centro della vita notturna gay?

Sono già passato in mezzo all'esplosione dell'epidemia di Aids nel 1985-1990, ma allora fu diverso. All'epoca ci fu la percezione di quanto stava avvenendo. Magari non ci fu del fatto che a prescindere dall'emergenza Aids alcune mts (in primo luogo le epatiti) erano già per conto loro sul punto di andare fuori controllo all'interno della comunità gay, però sul fatto che qualcosa di grave stesse avvenendo, sì. E all'epoca la comunità gay si mobilitò: io stesso fui socio fondatore di un'associazione di lotta all'Aids, e pubblicai un libro sul tema. La mia cerchia di amici, che ieri come oggi era composta in prevalenza di militanti gay, contò all'epoca poche o punte perdite, perché fummo i primi ad adottare e propagandare il "sesso sicuro", tuttavia al di fuori della nostra cittadella assediata l'elenco dei nomi di coloro che ieri c'erano e il giorno dopo non c'erano più fu lunghissimo... e spaventoso. Se il numero di morti non fu enorme in assoluto, fu comunque spaventoso in termini relativi, perché l'Aids sterminò, letteralmente, la parte più attiva e visibile della comunità gay, cioè tutte le facce che eri abituato a vedere in giro ovunque tu andassi.

La sensazione della gravità del momento era quindi palpabile perfino per i gay non particolarmente militanti, molti dei quali adottarono le dovute precauzioni. E si salvarono.

Poi arrivarono gli antiretrovirali, che hanno reso l'Aids una malattia gestibile. La gente ha smesso di morire... e troppi gay si sono convinti del fatto che l'epidemia fosse finita. Ed hanno cestinato i preservativi, i volantini sul sesso sicuro, e qualunque elementare regola di protezione della propria salute.

Sul fatto che non si tratti d'ignoranza sulle precauzioni (che magari potrà ancora esistere, ma solo nei casi dei ragazzini alle prime armi) ho ricevuto un monito quando un mio amico che aveva scritto un testo sulle mts ha preso i condilomi. La conoscenza delle regola del sesso sicuro qui palesemente c'era, ma evidentemente era rimasta archiviata nell'angolo del cervello etichettato come "nozioni valide per gli altri, ma non per me".

Per fortuna del mio amico i condilomi si curano, ma che dire dei casi sempre più numerosi di persone che mi confidano d'essere sieropositive? Qui, nessuno s'illuda: le cure non sono semplici e non sono indolori. Ti condizionano la vita, che non sarà più quella di prima.

In questa ondata di confidenze mi hanno colpito tre cose.

Primo, la segnalazione di sieroconversioni anche fra ragazzini di vent'anni. Questo è il sintomo più spaventoso del naufragio totale del lavoro che abbiamo svolto negli anni passati. Dobbiamo ricominciare da zero. La nuova generazione di gay è vergine di nozioni sulla prevenzione, ma non in altri sensi.

Secondo, le nuove sieroconversioni avvengono sempre più con ceppi virali presenti nei corpi di persone che fanno uso di terapie antivirali; in diversi casi questi ceppi hanno sviluppato resistenza a questi medicinali e/o sono particolarmente virulenti. Infettarsi ora implica sia che il tempo che trascorre fra l'infezione e il momento in cui bisogna ricorrere a cure si è in molti casi daccapo abbassato, sia che le terapie potrebbero non avere più quell'effetto, quasi miracoloso, che ebbero in passato. Aggiungiamo che il barebacking deliberato è la strategia migliore mai inventata per garantire che un ceppo virale che fosse riuscito a diventare resistente al medicinale X in una persona, possa diffondersi all'intera comunità, rendendo inutile il medicinale X anche per tutti gli altri. Molto democratico.

Terzo, mi colpisce il fatto che molti dei miei conoscenti che mi hanno parlato della loro sieroconversione mi hanno assicurato di non avere avuto pratiche a rischio. E qui delle due l'una: o tutti i miei amici sono bugiardi, e non lo credo perché la bugia con me non sarebbe necessaria, oppure nella comunità gay la percezione su quello che costituisce un "comportamento a rischio" è crollata, a furia di slittare "un pochino" di anno in anno. Già oggi a parlare di rapporti orali col preservativo ti guardano nello stesso modo strano in cui ti guardavano nel 1985 a parlare di usare il preservativo nei rapporti anali. Eppure nessuno ha mai detto che i rapporti orali siano "sicuri": i gay han deciso di testa loro che lo erano, ed amen. E anche coi rapporti anali, già ora è diffusa la pratica di "appoggiarlo" "un pochino", dove sul concetto di "appoggio" viene fatto un enorme sfoggio di creatività.

Come abbiamo fatto ad arrivare a questo? Per una specie di complicità collettiva in cui tutti avevano interesse a seppellire la discussione, anche a costo di dover, prima o poi, seppellire i propri amici e amanti.

In prima linea sta una classe politica che continua - avendo fatto propria la gerarchia morale cattolica, a destra come a sinistra - ad avere nell'omosessualità il problema tabù ideologico numero uno (il centro-sinistro Mastella, ad agosto: "I pacs non sono un problema, se si parla di coppie eterosessuali. Il problema sono le coppie omosessuali". E lo ammette pure!). Negli altri paesi europei la campagna di prevenzione non è mai cessata, grazie agli appositi fondi pubblici. Da noi invece è cessata da anni, per decisione espressa del governo Berlusconi, ed anche prima non era mai stata un granché.

Dopo di loro vengono i gestori dei locali, che letteralmente flippano all'idea di doversi ridurre in miseria per spendere l'incredibile e rovinosa somma di 20 centesimi per fornire di preservativo tutti coloro che entrano nei loro locali. Della serie: quando la grettezza sposa il cinismo.

Poi viene il movimento gay, a iniziare da Arcigay a cui sono affiliati locali a decine, che da anni promette e non mantiene di stabilire per regola che va tolta l'affiliazione a quei locali scopatoio che non diano all'ingresso il preservativo a tutti. Mi sono stancato di sollecitarlo in privato, quindi ora lo scrivo qui: questa carenza è complicità in strage, e Arcigay ne porta la responsabilità, morale e mortale. E non solo Arcigay, dato che non esistono solo locali Arcigay: lo stesso vale anche per alcune realtà che criticano Arcigay, ma si comportano esattamente nello stesso modo.

Poi arriva la comunità gay stessa, che ha voluto censurare il problema, in modo che l'Aids tornasse ad essere un tema privato, in modo da non essere seccata coi problemi di chi ne è colpito, in modo da non dover perdere tempo con la solidarietà, l'appoggio reciproco, l'impegno. Un cinismo e una miopia che troppo spesso si ritorcono contro coloro che ne sono i più entusiasti sostenitori.

Una grossa responsabilità pesa poi sulle persone sieropositive stesse, che "privatizzando" e vivendo sempre più in segreto la loro condizione hanno dato alla comunità gay l'alibi perfetto per disinteressarsene. Se l'Hiv è un problema privato, perché mai si dovrebbe discuterne come se fosse quello che in realtà è, ovvero un problema sociale e politico? Se ricevo tante "confessioni" di sieroconversioni è anche perché nessuno conosce più di persona un sieropositivo. Che si tratti di esseri mitici come gli unicorni?

Infine, una responsabilità precisa l'hanno anche le associazioni di lotta all'Aids, che hanno abbandonato da anni il mondo gay (da cui sono nate, tutte) e qualunque tentativo di rivolgersi politicamente ad esso. Inzeppatesi negli anni Novanta di psico-cosi e assistenti sociali, e di personaggi intenzionati a fare carriera politica, s'erano trasformate in "compagnie della buona morte" per accompagnare alla morte i malati. Poi sono arrivati gli antiretrovirali, ed esse hanno perso il ruolo che avevano, senza però riconquistare quello, politico, che avevano ormai rifiutato. Oggi servono a vendere magliette rosse a dicembre e ad organizzare parties benefici in quei locali in cui il sesso sotto effetto di droga (quindi con barriere inibitorie a zero) è tanto diffuso da farne i migliori contagifici per l'Hiv. A parte questo, credo che nei locali gay si vedano più unicorni che segni di vita di queste associazioni.

Qualcuno ha allora voglia di battere un colpo per vedere se riesce a svegliare dal sogno il nostro mondo, e costringerlo ad affrontare la realtà?

2 commenti:

  1. imparato molto

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  2. bell'articolo..belle parole...che tante persone leggeranno e dimenticheranno dopo qualche giorno!! quante verità ci sono scritte, quante cose non si sanno in materia...e a scriverlo è un ragazzo di 23 sieropositivo e in terapia oltretutto!!! la mia vita mi ha imparato molto e mi ha fatto capire tante cose...dico soltanto una cosa..volete farvi un scoxxxata occasionale..fatela, ma prendete precauzioni...e fatelo anche se avete un partner fisso di cui vi fidate..perchè alla fine io mi sono fidato ed è andata così!!!

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