mercoledì 9 agosto 2006

Madonna, nessuna confessione

da Il Manifesto di martedì 8 agosto 2006 di Stefano Crippa

Settantamila ballerini nel catino dello stadio Olimpico per festeggiare il rutilante show della signora della dance
Da "Like a virgin" a "Hang Up", vent'anni anni di successi macinati in un musical sgargiante. Un grandioso frullato di cultura pop, un musical in salsa Broadway dai mille colori e sapori. Il Confessions tour di Madonna fa tappa all'Olimpico di Roma e conquista i 70 mila spettatori che per due ore hanno trasformato il catino dello stadio in una gigantesca "dance hall".

"Vi siete confessati?", recita la frase sparata a tinte rosse sullo schermo non appena cessano le note di Hang Up. Nessuna possibilità di replica perché il concerto - studiato dal primo all'ultimo dettaglio - non prevede né improvvisazioni né bis.
Lei di sicuro si è confessata e assolta, riuscendo ancora una volta a mettere d'accordo più generazioni e tipologie di pubblico - la comunità gay e transgender al gran completo, ma anche famiglie, coppie di mezza età e piccini, conquistato da un'artista che pur non sapendo fare nulla particolarmente bene riesce a creare "l'evento". E che il gioco - o il grande bluff - lo conduca lei è chiaro sin dalle prime battute: si spengono le luci ed eccola in versione sadomaso/cavallerizza tutta in nero agghindata e con frustino d'ordinanza, scendere sul palco da un enorme palla rotante, omaggio allo Studio 54 e prima di una miriade di citazioni dall'iconografia disco. Non può essere altro che la madre di tutta la techno moderna ad aprire quindi le danze; ecco Future lovers e le sue robotiche ritmiche rubate al celebre loop sintetizzato in I feel Love di Donna Summer.
Ma se il brano di Moroder era il risultato della fusione fra la teutonica e glaciale disco di Monaco e l'arrapante quanto umano falsetto della nera disco diva di Boston, Madonna lo trasforma nell'apripista di un paradiso in terra per i ballerini di tutto il mondo uniti.
Duecento tonnellate di equipaggiamento, 86 tir, 22 ballerini, 7 cambi di abito e 400 mila watt, per rendere viva e palpitante una scena che oscilla fra hi-tech e una palestra, con ballerini che sfrecciano in vorticosi freestyle e si arrampicano velocissimi su trapezi e pertiche. Lei li domina e li accarezza, bastone e carota, come i cavalli che appaiono nei video in apertura di show, per poi "liberarli" e unirsi a loro nel balletto di Get Together - mimando lasciva una lap dance - salvo poi misurarsi con una versione accellerata di Like a Virgin. Ma se all'epoca appariva nel video, sposa cicciottella, aggirarsi nelle calli di Venezia fra leoni e gondolieri, ora è inguainata e fatale nei neri corpetti disegnati dallo staff di Jean Paul Gaultier che le modellano il corpo tonico dal sedere incredibilmente muscoloso. Pilates, kabala, yoga; la mania del corpo si evidenzia in una coreografia pensata come una gigantesca sala fitness dove saltare e dimenarsi sui vorticosi 4/4 di Jump. E la trasgressione e le polemiche con il Vaticano? Grande equivoco - spiega lei - quando appare sollevata su un enorme croce, indossando una casacca rossa con tanto di corona di spine. Non c'è nulla di blasfemo nel parlare di miseria e stenti, rappresentate alle sue spalle dalle immagini dei milioni di orfani per Aids e i tanti diseredati nel continente africano. Che lo faccia dall'alto di una croce di quattromila cristalli Swaroski dal valore di cinque milioni di dollari è solo un piccolo dettaglio. Ma le continue contraddizioni della regina del pop (250 milioni di dischi venduti) non si fermano qui, c'è spazio anche per disseminare pillole di saggezza sulla caducità del successo, caracollando sul palco per tutta la durata di Let it will be - ma si stenta a crederle. Più credibile nella parentesi "nera" dove si cala nei panni di dura rocker, con tanto di giubbotto e chitarra elettrica a caracolla che trasformano I love New York in una fusione incandescente fra Devo e Blondie.
Con Ray of Light - anno di grazia 1998 - ha fuso ambient e dance, ora li riprende per i capelli e ci spiega "l'Oriente", ovvero quello di Isaac dove duetta con il cantante arabo Yitzhak Sinwani che cita versi della kaballah mentre una ballerina in burqua si dimena ossessa in una gabbia.
Bianco e nero, buoni e cattivi; ma c'è "sempre una possibilità di redenzione in un mondo di pace", e l'abbraccio ecumenico con i tre ballerini che portano tatuati sul corpo i simboli delle tre religioni monoteiste; mezzaluna, croce e stella di David, è lì a testimoniarlo.
Ne ha anche per i potenti del mondo; canta Sorry e dietro di lei in un gigantesco blob scorrono i volti del "Male, secondo Madonna": Condolezza Rice, Pinochet, Putin, Bush, Berlusconi fra i tanti.
È un gioco anche questo giusto prima del gran finale dove rispolvera i completini bianchi di Tony Manero/John Travolta mixando Music e Everybody condite con il refrain di Disco inferno dei Trammps. Specchi riflessi, indossa il mantello fosforescente con la scritta "Dancing queen", vecchio hit degli Abba, quartetto svedese che ritorna nel finale con il campionamento di un loro successo minore trasformato da Madonna e dai suoi produttori nel tormentone Hang Up.
Cala il sipario, la regina ha fatto poker.

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