venerdì 11 agosto 2006

Guerri e l’altro movimento omosessuale: "Vi spiego perchè la destra può essere gaya"

La sottile linea verde
- Babilonia, luglio 2006, di Daniele Priori

Fare della destra, sì, quella che si ostina a farsi chiamare Casa delle Libertà, uno spazio dove la parola “libertà” possa essere declinata fino all’ultima delle possibilità o, per sintetizzare guerrescamente, dare vita a una destra liberale, liberista, libertaria e libertina. Questo e molto altro è Giordano Bruno Guerri, tra i più vivaci intellettuali italiani, dichiaratamente di destra, dichiaratamente bisessuale "hanno provato ad attaccarmi sulle mie abitudini private che consideravano infamanti. Io, per far vedere a tutti quanto me ne fregavo, gliele ho sbattute in faccia”. Ingredienti sufficienti, oltre a una storica amicizia con il popolo rainbow, per essere lambito dalla Sottile linea verde Babilonia.
Parola a Giordano Bruno Guerri, dunque.

Basterebbe forse già solo il nome per identificarlo. Pugnace, idealista, futurista, laicissimo. Filo (non) rosso della sua vita è stato, appunto, l’inseguimento e il conseguimento di tutte le libertà possibili, per sé e per gli altri.
Legaccio spesso tagliente e doloroso, questo, con il quale però, convintamene, GBG continua a tenere insieme i pezzi della sua vita, sparsi in milioni di lettere: articoli, pagine e pagine di libri. Alcuni bellissimi come il proverbiale Povera santa, povero assassino sulla vita e la morte di Maria Goretti, altri fascinosi come la rifondazione e la direzione breve ma intensissima del quotidiano L’Indipendente sul quale, per la prima volta ufficialmente dalle colonne di un giornale liberamente schierato, la destra ebbe a dichiararsi gaya.
La destra che abbiamo in Parlamento – esordisce Guerri nel colloquio con Babilonia – non è rappresentativa della destra nel Paese, in particolare su temi di natura civile come può essere quello dei Pacs. La destra deve essere prima di tutto in difesa delle libertà individuali. Se la sinistra al governo, però, farà qualcosa, mi auguro proprio riesca a realizzare una buona legge che dia ai conviventi di qualunque sesso i diritti che hanno gli sposati”.

In questo momento preciso della propria vita privata Giordano sta vivendo un felicissimo fidanzamento con una donna. Nonostante ciò non rinnega affatto il suo coming out antelucano:”La mia vita omosessuale va a periodi. Sono un incostante, anche in questo. Adesso sono in una totale inattività, però ci tengo a ribadirlo: ho avuto, probabilmente avrò ancora una vita omosessuale e ne sono fiero”.

Affermazioni forti che, lo ammette persino lui, si pagano. “Chissà perché dopo certe dichiarazioni cessano gli inviti a cena e gli incarichi… Io credo di aver pagato tutto molto, però penso sia un prezzo che vale la pena di pagare perché la libertà è l’unico bene prezioso, vero che abbiamo”.

Schierare L’Indipendente, il quotidiano da lui diretto sulle posizioni del movimento gay di destra è stata una delle libertà più esose che, a giudizio di molti, dopo soli dieci mesi, gli costò la direzione del giornale.

Quella fu una delle cose delle quali vado più fiero” ci dice. “Ho perso molti lettori quando Fisichella cacciò il suo segretario fotografato al Gay Village. In quei giorni misi in atto il massimo della provocazione scrivendo nell’Anticentro, la mia rubrica in prima pagina, che per scopare bene bisognava essere stati ben scopati. Quello è stato il massimo perché lì andavamo a dire non solo che gay è bello ma che se mancano certe esperienze non si è uomini completi. A provocazione si risponde con un ceffone”.

Del mondo omosessuale ha conosciuto “il meglio”: da Tondelli a Busi. Non frequenta, invece, volentieri il mondo gay che si rinchiude su se stesso: “non mi piacciono le colonie, i Club Mediterranée, le massonerie e nessun circolo specifico”. Passaggio successivo, logicamente, il punto di vista guerresco sul Gay Pride, sempre d’attualità nei mesi estivi:”Anche se mi disturba come esibizione dal punto di vista estetico, ha comunque una sua funzione importante perché finalmente gli omosessuali trovano il coraggio di farsi vedere e dichiararsi. Però bisogna agire soprattutto sul piano individuale. Ognuno deve affrontare il suo mondo. Io ho visto solo infelicità in quelli che hanno preso la decisione di vivere la doppia vita”.

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