martedì 20 giugno 2006

Pallone gay

Inseguendo un pallone
Siamo riusciti ad intervistare il dott. Dario Canovi, procuratore di molti giocatori di Serie A
di Bruno da "Pride" del 9 giugno 2006

Di recente sono tornato allo Stadio Olimpico, qua a Roma; in compagnia, come le altre volte, di un etero. Era il marito di mia sorella, e quell'uscita domenicale coronava un triplice coming out; perchè il porello era stato informato, nel giro di un mesetto, che suo cognato (cioè io) era:
(a) seguace della Bonino;
(b) omosessuale;
(c) biancoceleste.
Sull'ultima delle tre pare abbia esclamato: "Pure!"

Quando mi sono ritrovato con lui nel grande catino, in tribuna (la Monte Mario), m'è tornato in mente che erano già in vigore le nuove norme contro le scritte e i cori offensivi, e che sarebbero state enunciate dagli altoparlanti assieme agli altri divieti. Mi sono chiesto se condannassero anche gli insulti su base sessuale.

Negli stadi britannici gli slogan che offendono l'orientamento gay costituiscono reato sportivo, sanzionato con multe e squalifiche alla squadra dei tifosi colpevoli. Provvedimenti simili sono al varo un po' ovunque in Europa; come è ovvio aspettarsi, visto che "perfino" croati e ceki hanno, ormai, i loro Pacs.

Da noi, invece, niente del genere: gli altoparlanti dell'Olimpico proibivano le sole "discriminazioni razziali e territoriali". E basta.
Ho evitato di pensarci oltre e mi sono lasciato prendere dagli scarpini fatati [specie quelli " rossi! " di Massimo Oddo, mio "conterroneo" a cui faccio grandi auguri per la Nazionale].
Alla sinistra si estendeva, rumoreggiante, la Curva Nord: un concentrato come pochi di ostilità anti-gay (benchè tutt'altro che omogenea).

Su queste cosiderazioni sono riuscito finalmente a riflettere assieme a un "addetto a lavori" d'eccezione: il procuratore Dario Canovi, personaggio notissimo negli ambienti calcistici in quanto assiste ormai da decenni (nelle contrattazioni, e in altre grane) svariati giocatori di Serie A.

Va specificato che il dott. Canovi è uno dei primissimi personaggi di rilievo del mondo calcistico (se non il primo in assoluto) ad avere accettato un'intervista con una rivista gay. Un segnale positivo di cambiamento.
Ciò detto, va aggiunto che quella che era iniziata come un'intervista è finita come una conversazione, perchè il Canovi è uno splendido narratore, ed è stato difficile non lasciarsi trascinare da lui. Ecco quello che ci siamo detti.

Dottor Canovi, "Pride" condivide un'importante caratteristica con la "Gazzetta dello Sport": entrambi i periodici sono letti quasi soltanto da maschi. Io sono qui anche per capire, col suo aiuto, perchè nessun lettore della "Gazzetta" sia anche lettore di "Pride".
Ne è così sicuro? Glielo chiedo, perchè m'è parso di capire che lei li legga entrambi. Non leggo più il giornalismo calcistico da quando mi sono reso conto di quanti fatti tenga coperti. Per esempio, venendo subito a noi: perchè le vite dei calciatori vengono celate così... ossessivamente dietro cumuli di gossip sviante? Parrebbe quasi una coda di paglia. Perchè le vite private dei calciatori sono un problema. Lo sono in ogni caso, e anzitutto perchè i giocatori devono render conto del loro rendimento ai tifosi; e questi non ci mettono nulla a collegare una "lisciata" in campo con "eccessi" dei giorni prima, se ne vengono a sapere qualcosa. E i tifosi considereranno un "eccesso" qualunque cosa, se la "lisciata" si conclude male.

Sì, ricordo cori contro Pancaro: "La sera in discoteca: della squadra che te frega". E infatti i giocatori si fanno vedere in discoteca soltanto la domenica, ufficialmente. Lo sa però che a un suo assistito fanno fare il deejay in un prestigioso locale?
So poco delle vite private dei miei assistiti. Le società che li hanno sotto contratto ne sanno qualcosa di più, se la cosa le interessa; ma rimane là. Di certo le posso dire, poi, che se un giocatore è gay si guarda bene dal farlo trapelare con le dirigenze.

E al proprio procuratore, come lei, lo dice?
Mi riesce a credere? Non lo so. [Rimango perplesso, NdR.] Le posso giusto dire che di mormorazioni se ne fanno sempre, periodicamente, su qualche giocatore e sulla gente che frequenta; ma sono, lo ripeto, voci che rimangono nell'ambiente. Se qualcuno le "esporta" al di fuori, si attira l'ira congiunta, automatica, di tutto il mondo calcistico. Per esempio, durante i Mondiali del -[e mi racconta un episodio specifico, NdR].

Interessanti, queste reazioni corali. Sproporzionate, poi. Danno l'idea dell'infrazione di un tabù. Ma la risposta non è completa, se ho capito bene. Sta per parlare di donnine spregiudicate?
In parte sì. Ricorda il famoso episodio delle orge di lusso, trapelate, dell'Inter? E' un esempio di quelle rare circostanze in cui le dirigenze calcistiche si sbilanciano a fare dichiarazioni ufficiali sul privato dei loro giocatori. Di solito, infatti, se ne disinteressano, come le ho detto, poichè raramente un calciatore commette "imprudenze". In casi di quel genere, però, s'impone la regola di minimizzare; perchè i tifosi desiderano vedere nei giocatori dei loro simili, dediti anzitutto alla squadra; mentre divertimenti come quelli danno di loro l'idea di gente con tutt'altri pensieri. Nelle società di calcio la mente dei tifosi è ben nota, senza ricorrere (come lei credeva quando mi ha contattato) ad esperti di marketing. Per cui di "donne & calciatori" non si parla, mai. Ma non c'è bisogno che glielo dica io: nel gossip tutti i calciatori sono sempre fidanzati.

Ne approfitto per farle presente che tra i lettori di "Pride" il concetto di "orgia di lusso" non è agevole da afferrare, perchè non siamo abituatissimi alla commistione tra sesso e denaro. Ma mi faccia capire: mi sta dicendo che i tifosi vorrebbero giocatori "asessuati"?
Nient'affatto! Anzi, in teoria tutto il contrario: li vogliono "tori". Ma poi è meglio per tutti che non si sappia di preciso come "mettono in pratica" la loro virilità.

E se uno dei "tori" è attratto dai "manzi" e non dalle "vitelle", quanto lo nasconde? E non intendo dire tanto alle dirigenze, quanto ai colleghi.
Abbia pazienza: questi ragazzi non sono "colleghi" tra loro: sono "compagni". E fa una bella differenza. Un bravo allenatore lo sa bene: se diventano "colleghi" è la fine: lo spogliatoio diventa orrendo, teso, colmo di invidie, gelosie, e rancori. Ha presente Spalletti?

Sì, l'allenatore della... della squadra di Totti. Perchè?
Perchè ha ereditato uno spogliatoio così. Un'accozzaglia (senza offesa) di miliardari che si ignoravano, o peggio. E l'ha trasformato (e in questo è stato bravissimo) in un gruppo di ventenni gasati e unitissimi. Bravo, bravissimo.

Torniamo però ai "tori" e ai "manzi"?
Certo; ci arrivo. Quel che le volevo far capire è che i calciatori non timbrano il cartellino.
Il calcio non è un lavoro: è un gioco; anche se stra-serio e stra-pagato, ma è un gioco. Per farle capire meglio: un lavoratore in ferie pagate sta benissimo, mentre un calciatore in panchina sta male, e se ci rimane troppo a lungo dà di matto.
Una volta in campo, poi, tutti i calciatori diventano uguali, e oserei dire prevedibili; il loro impulso numero uno, imperativo, è mostrarsi e dimostrare ai propri simili (e anche agli altri) la loro bravura. Tra di loro, il senso di competizione è acuto, pervasivo; e li porta a studiarsi ed emularsi a vicenda. E...

...E parrebbe la descrizione di una discoteca gay. Forse tutti i mondi maschili semi-chiusi si assomigliano! Ma che cosa c'entra, la questione se giochino o piuttosto lavorino, col nascondere un'attrazione per altri maschi?
C'entra: perchè la carriera di un calciatore non è, appunto, una carriera "di lavoro". Per emergere, un calciatore deve integrarsi totalmente col suo ambiente, la comunità calcistica. Giornalisti compresi. Perchè il solo talento non basta a portare avanti un giocatore: ricorda, che so, Sacchi-Panucci?
[Annuisco. E chi se li scorda? Un'acredine reciproca che neanche due portinaie... NdR.]
E sappia che si tratta di un mondo davvero piccolo, in cui tutti vengono a sapere tutto, prima o poi, di tutti gli altri.
Ebbene, in un ambiente così... stretto come quello calcistico, un'omosessualità dichiarata, o fortemente sospettata, è al di là di qualunque possibilità di integrazione. Al di là dei pregiudizi, renderebbe un giocatore troppo diverso da chi gli è attorno.
Ci faccia caso: si copiano l'un l'altro pure il taglio di capelli!

Non stento a crederle, sulla "strettezza" dell'ambiente. Infatti un "vecchio" ex giocatore di Serie A, che ho conosciuto [e glielo nomino] mi ha spiegato che per un calciatore è quasi impossibile nascondere la propria vita sessuale ai compagni, perchè condividerla (a volte anche "materialmente") fa parte della "classica" coesione di squadra.
[Mostra, assai chiaramente, che quel nome gli piace assai poco] Quel giocatore, mi creda, è davvero un caso limite, in molte cose. Lo conoscevo bene, sa? E non mi pare adatto a fornire delucidazioni. Né, tantomeno, lezioni.

Guardi che do molto più credito a lei, dottor Canovi. E infatti mi pareva strana una socialità così, un po' borgatara (senza offesa) tra gente straricca come i calciatori di Serie A.
E qui lei sbaglia di nuovo. Quel tipo di coesione c'è. Ha presente le esultanze in campo, e tutti gli altri rituali affettivi tra i giocatori, tipo lo scambio di maglie? Lei penserà, con le sue dietrologie, che siano belle simulazioni fatte per gasare i tifosi. [Annuisco.]
Be', non è affatto così: sono, in gran parte, atti sinceri Soltanto così si produce il bel gioco; fino all'alzare, se vuole il Cielo, le coppe.
E anche la vicinanza coi tifosi è parecchio autentica.

Be', là per lo meno c'è vicinanza senza l'obbligo di "integrazione".
Sì, ma si ricordi che il tifoso vuole "proiettarsi" nel giocatore; e i tifosi sono, più o meno, tutti "etero", come direbbe lei; per cui...

Sì, immagino: un giocatore attratto da altri maschi non è il loro tipo di "toro". Questo vuole perciò dire che dall'inizio della sua carriera non è cambiato nulla? Che il mondo del calcio sarà sempre così nemico dell'attrazione tra maschi?
No, in realtà credo di no. Ma le faccio presente che le società calcistiche sono assai meno evolute della società che le circonda. Seguono, non precedono.
Lei pensava avessero curatori d'immagine e roba del genere. Macché! Non sono affatto così "post-industriali". Credo che si adegueranno, ma con molta calma, all'evoluzione dei costumi. Guardi qua, sulla "Gazzetta dello Sport"!
[Me ne porge una copia. Leggo: c'è un articolo che parla di due noti calciatori britannici (non nominati) sgamati a scopare come matti assieme a un terzo. Il tono dell'articolo è leggero e divertito. Le parole "ORGIA GAY" campeggiano nel titolo.]

Santo Cielo! Ma è proprio la "Gazzetta"?
E sì! Non lo vede, che è rosata?

Sì, certo. E se non è cronaca rosa questa!
[Quella domenica all'Olimpico con mio cognato la partita era quasi finita quando posai lo sguardo sulla faccia basaltica di Angelo Peruzzi, sotto la Curva Sud, e mentalmente gli dissi:
"Ecco, siete voi la mia telenovela. Siete così trash che vi amerò per sempre. Te, Peruzzi, e i tuoi inguardabili cani da caccia; e lui, Di Canio, coi suoi orrendi tatuaggi; e poi il serbo che s'incazza e piange; e il bulgaro che segna e s'avvinghia al compagno e non lo molla più; e le vostre penose interviste, i vostri tristi calendari, e i vostri vestiti da camorristi; e le simulazioni, le liti, le bestemmie! E amo il phon di Mancini, il Cepu di Vieri, i falli orrendi di Materazzi! E pure le flebo di Cannavaro, e le collane di Muzzi! E Del Piero, Del Piero che parla agli uccelli! Calciatori d'Italia, vi amo per sempre. Buoni Mondiali a tutti.
Triplo fischio dell'arbitro. E' finita.]



Cannavaro e i gay

Un recentissimo numero del settimanale "Vanity Fair" ha dedicato la copertina al capitano della nazionale di calcio Fabio Cannavaro.
All'interno una lunga intervista in cui si è parlato anche di omosessualità.
"Cecchi Paone ha detto che sono un'icona gay", ha spiegato il calciatore.
"Le do fastidio?", ha domandato l'intervistatore. "Preferisco i complimenti delle donne. Poi ognuno è libero di fare ciò che vuole".
"Un calciatore gay sarebbe una cosa sconveniente?".
"Potrebbe creare degli imbarazzi, visto che siamo sempre mezzi nudi. Ma prima o poi succederà, e bisognerà affrontare anche quello".
"Che cosa le fa credere che non sia già successo?".
"Io non ho mai visto un calciatore gay, né ho avuto sospetti su nessuno".
"E' vero però che gli spogliatoi sono pieni di prodotti di bellezza?".
"Vero, soprattutto per i ragazzi di colore. Nella Juve, per esempio, Thuram e Vieira sono sempre là a incremarsi e profumarsi".
Ogni commento è superfluo.

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