domenica 28 maggio 2006

A MOSCA, DOPO IL NO AL PRIDE, IL VIA LIBERA ALLE VIOLENZE

"La Russia dimostra di avere un forte problema di democrazia, c'è un profondo malcontento del movimento gay-lesbico russo, ma si può comunque parlare di un passo in avanti, grazie all'attenzione mediatica e al tentativo di porre le basi per lottare contro questa situazione" racconta da Mosca il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice.

"Attendiamo la sentenza dell'ultimo grado, dopo la conferma di ieri del tribunale di revocare il permesso a manifestare decisa dall'amministrazione moscovita - aggiunge il responsabile Esteri dell'Associazione, Renato Sabbadini, anche lui a Mosca per portare sostegno al movimento lgbt russo - e poi il fascicolo passerà alla Corte dei diritti umani di Strasbrugo. Nei paesi dell'Est non basta la caduta del Muro per ottenere un istantaneo cambiamento della cultura delle persone: alla base delle libertà sessuali ci sono processi che richiedono tempo: a essere ottimisti in Russia occoreranno almeno 10 anni".La formula pensata per aggirare il divieto a manifestare prevedeva una deposizione di fiori alla tomba del Milite Ignoto sotto le mura del Cremlino e un breve corteo fino alla sede del municipio, vicino alla statua di Iuri Dolgoruki, fondatore di Mosca. Ma le due piazze, vicine fra loro, che avrebbero dovuto congiungere il corteo sono state presidiate da centinaia di nazionalisti e ortodossi.1700 poliziotti in tenuta antisommossa non hanno evitato in alcun modo il contatto fra chi avrebbe voluto partecipare al Pride e i contromanifestanti. Decine di gay e lesbiche sono stati fermati e portati via dalla polizia. Si é conclusa così, con l'impossibilità di manifestare, la speranza degli organizzatori di quello che avrebbe dovuto essere il primo Gay Pride di Russia.Fra le persone fermate, anche Nikolaj Alekseev, il leader dell'organizzazione Gayrussia.ru che ha sfidato il divieto del sindaco Juri Luzhkov. Alekseev e' stato fermato proprio mentre cercava di recarsi alla tomba del Milite Ignoto, fronteggiato da decine di oppositori che gridavano: ''Sodoma qui non passera'!''. Insieme a lui, una ventina di altri manifestanti, fra cui alcuni esponenti delle numerose delegazioni straniere, a partire dal consigliere del sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, presente a Mosca insieme alla vice sindaco della capitale francese. In piazza ,donne ortodosse agitavano icone religiose mentre uomini in abito cosacco, con il cappello di pecora e la tunica nero-rossa, gli stavano accanto. Erano presenti numerose delegazioni di attivisti giunte dall'estero (Italia, Francia, Germania, Austria, Gran Bretagna, Lettonia, Ucraina, Polonia, Usa, Canada).Un deputato dei Verdi tedeschi, Volker Beck, stava rilasciando un'intervista davanti alle telecamere, quando circa 20 nazionalisti lo hanno circondato e hanno iniziato a picchiarlo, fino a fargli sanguinare il naso senza che la polizia intervenisse.I gruppi di nazionalisti, che inveivano facendo il saluto romano, hanno anche lanciato dei razzi lungo la Tverskaya, il corso principale di Mosca, cantando "Gloria alla Russia". Solo alla fine la polizia ha sgomberato la piazza di fronte al Comune allontanando insieme gay e nazionalisti e provocando nuovi tafferugli. Un giorno scuro come il cielo di Mosca oggi.
http://www.arcigay.it 27 maggio 2006

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