sabato 27 maggio 2006

Contro Ratzinger

Riportiamo le recensioni di un interessante libro dal titolo "Contro Ratzinger", edizioni ISBN, 2006, 158 pp, 10 euro.

PUBBLICATO UN PAPHLET INTITOLATO "CONTRO RATZINGER
"La famiglia non è l'unica soluzione socio-sentimentale, il matrimonio non santifica l'amore anche perché l'amore non ha bisogno di essere santificato per avere valore"
lunedì 22 maggio 2006, di L'Unità

di Elena Stancanelli

E' uscito da poco, nelle bellissime edizioni ISBN (quelle tutte bianche col codice a barre in copertina) un anonimo pamphlet dal titolo Contro Ratzinger. Interessante. Si parla di nazismo e teologia della liberazione, morale, omosessuali e contraccezione. Si parla anche di donne. C'è una citazione da Oddone di Cluny, databile intorno al 900 dopo Cristo. Una descrizione del corpo femminile. "La bellezza", dice il buon Oddone, "si limita alla pelle. Se gli uomini vedessero quel che è sotto la pelle ... rabbrividirebbero alla vista delle donne.

Tutta quella grazia consiste di mucosità e di sangue, di umore e di bile. Se si pensa a ciò che si nasconde nelle narici, nella gola e nel ventre, non si troverà che lordume. E se ci ripugna toccare il muco o lo sterco con la punta del dito, come potremmo desiderare di abbracciare il sacco stesso che contiene lo sterco?". Segue una lunga riflessione della chiesa, databile intorno al millenovecento dopo Cristo, sul ruolo delle donne e la procreazione. Tutti sanno che la chiesa non ama la fecondazione artificiale. Né eterologa né omologa. Ma non tutti sanno perché. Non c'è niente di male, neanche per la chiesa, nel fatto che il seme fecondi l'ovulo. E' così che nascono i bambini, anche nella fantasia del clero. Ma il punto è che l'atto deve avvenire "naturalmente", cioè con il pene dentro la vagina, direbbe Ratzinger. Gli sposi devono infatti essere "una sola carne", nel procreare. Altrimenti si incorre nel delitto di masturbazione e nel delitto del terzo incomodo, rappresentato dal medico che procede all'inseminazione. La chiesa propone due escamotage: prelevare lo sperma dai testicoli senza passare dall'orgasmo o intervenire succhiandolo dalla vagina della donna, un attimo dopo l'atto sessuale avvenuto, si spiega, in una stanza senza altri presenti oltre alla "sola carne" sposo-sposa. L'artificialità, nella mente degli uomini di chiesa (fieri avversari, peraltro, anche della naturalità che bandiscono per legge) è il nemico. Spiegano con questo motivo anche l'ira stizzosa nei confronti dell'omosessualità. Due uomini o due donne creano una coppia impossibilitata a procreare naturalmente, e quindi inaccettabile. Io non ho figli. Nessuna malattia mi avrebbe impedito di averne, né mi sono mancate le occasioni. Semplicemente ho scelto di non averne. Ogni tanto mi chiedo che cosa pensi la chiesa di me. Non di me Elena, ma delle donne che scelgono di non avere figli. Avranno un anatema specifico, chissà se faccio parte degli scomunicabili, degli eretici, se potrei fare la comunione, qualora fossi interessata, o se, facendo la madrina a mia nipote, ho violato qualche legge. Mi faccio queste domande quando leggo di donne decapitate, o sepolte vive al nono mese di gravidanza. Esiste la responsabilità individuale dell'atto. Ci credo fortemente e mi arrabbio ogni volta che per le colpe dei figli si tirano in ballo le responsabilità dei padri. Un uomo che decapita una donna deve avere un coltello affilato che recida tendini, cartilagini, pelle, e comunque ci metterà un po'. Dieci minuti? Si può dire che è colpa della società se un uomo per dieci minuti, coperto di sangue, si affanna a staccare il collo di una donna? O la seppellisce viva dentro una buca di terra, insieme al bambino che hanno concepito insieme nove mesi prima, facendosi "una sola carne" (non lo so con certezza, ma tendo a pensare che non si sia trattato di inseminazione artificiale)? Ovvio che no. La follia può essere solo del singolo. Ma a un livello più basso ci sono le percosse, le violenze sessuali, e ancora più in basso la violenza verbale, la difficoltà di accedere a ruoli prestigiosi sul lavoro, la scarsissima rappresentanza politica. E le parole della chiesa. Le donne non sono macchine da figli, la coppia non è finalizzata esclusivamente alla procreazione esattamente come il sesso, la famiglia non è l'unica soluzione socio-sentimentale, il matrimonio non santifica l'amore anche perché l'amore non ha bisogno di essere santificato per avere valore. Ogni passo avanti verso la libertà e il rispetto dei singoli, anche nel significato da dare alle parole (coppia, donna, omosessuali...) E' un passo indietro rispetto alla violenza.

Riportiamo poi un'altra recensione dello stesso.

da www.uaar.it
di Raffaele Carcano
Maggio 2006
La preannunciata pubblicazione di un pamphlet anonimo contro Benedetto XVI, quale esplicito omaggio alla tradizione libertina, ci aveva fatto temere una sortita anticlericale di quelle utili (forse) a placare i mal di pancia sempre più frequenti in questa età neo-confessionale, ma assolutamente inservibili per capire come agire concretamente per invertire la tendenza. Nel testo, una nota dell'editore a pagina 1 conferma questa impostazione ma, definendo il libro "utile per capire, necessario per difendersi", esplicita fini che vanno ben al di là della sterile polemica nei confronti dell'attuale pontefice.Contro Ratzinger si è rivelato, come promesso, un testo utile e necessario. Utile, perché dell'Anonimo Autore non conosciamo nome e cognome, ma abbiamo avuto modo di constatarne l'ampia cultura e la capacità di orientarsi agevolmente nella produzione intellettuale di Joseph Ratzinger, fornendo in tal modo una presentazione completa della sua visione del mondo. Necessario, perché da tale presentazione si può capire come fronteggiare la traduzione pratica dell'ideologia di Benedetto XVI.

L'opera si compone di sette parti, fantasiosamente precedute da un epilogo in forma di prologo e seguite da un prologo in forma di epilogo. Il testo spazia dalla biografia del pontefice al rapporto con il suo predecessore, dal suo atteggiamento nell'affrontare questioni quanto mai attuali (diritti gay, inizio e fine della vita) al suo irrisolto rapporto con la cultura moderna (illuminismo ed evoluzionismo in primis).

Pagina dopo pagina emerge una figura che, contrariamente a come viene presentata, non assume tanto le caratteristiche del filosofo-teologo, quanto quelle di un astuto diplomatico intento a riaffermare le proprie posizioni ammantandole di una razionalità più apparente che reale, come nel caso delle supposte basi storiche delle radici cristiane del nostro continente. Il messaggio papale assume inevitabilmente i connotati della scommessa pascaliana, l'"appello politico alla convenienza", centrando, in questo modo, "un interesse concreto: quello di offrire un fondamento autorevole e apparentemente immutabile al terrore crescente di veder tramontato un modello di vita che per secoli ha garantito benessere e predominio". Naturalmente, Ratzinger lancia il suo messaggio in modo velato, poiché non è assolutamente in grado di accreditare tali successi alla Chiesa cattolica; non solo, non è nemmeno in grado di portare alcuna prova che suffraghi la tesi che un futuro "cristiano" possa anche essere un futuro migliore.

Del resto, nella sua critica alla modernità il papa non "si avventura mai nella confutazione delle idee, ma rimane sempre sul terreno dell'elencazione [...] delle nefandezze prodotte" - anche oggi - "da chi, circa trecento anni fa, iniziò a dire in giro che gli uomini potevano fare a meno di Dio", un modo di pensare che, secondo il nostro Anonimo, tradisce "un determinismo causa-effetto davvero elementare". Determinismo che, peraltro, è il pilastro della critica cattolica alla secolarizzazione, per l'appunto, da trecento anni a questa parte (e che comunque rimonta anche più in là, agli albori della Riforma). Un discorso, quello di Benedetto XVI, che, ovviamente, viene condotto "non toccando molte delle comodità che la razionalità moderna ha distribuito ai cittadini".

La proposta ratzingeriana, conseguentemente, non è rivolta ai soli cattolici ma a tutti gli europei, altrocredenti e non credenti compresi. Il rispetto per questi ultimi non è del resto molto alto: secondo il papa "la dignità umana alla lunga non può essere difesa senza il concetto di Dio creatore. Essa perde così la sua logica". I non credenti sono, del resto, esplicitamente invitati a vivere veluti si Deus daretur (come se dio ci fosse), ribaltando completamente l'assunto laico del teologo protestante (e vittima del nazismo) Dietrich Boenhoeffer, ripreso in tempi recenti, tra gli altri, da Gian Enrico Rusconi. Il dio al quale dovrebbero uniformarsi atei e agnostici è ovviamente quello cattolico, e il rappresentante in terra di questo dio finirebbe, in tal modo, per esercitare su tutto il pianeta la propria auctoritas indiscussa. Una tesi che, purtroppo, sembra trovare attenzione anche in ambienti insospettabili, anche a sinistra, proprio per "questa apparente razionalità, questo apparente laicismo". Scavando, tuttavia, e nemmeno poi tanto, non può che riemergere come Ratzinger "esca completamente dall'ambito della razionalità: la divinità del Cristo è un atto di fede". Ciò che resta, alla fine, è un messaggio non particolarmente nuovo: è la vecchia trinità conservatrice di Dio, Patria e Famiglia, laddove per Patria si può intendere l'identità occidentale.

Che successo potrà avere questa politica? Nella premessa, l'Anonimo ricorda il consenso manifestato dai sondaggi e l'aumento delle presenza all'Angelus e alle udienze del mercoledì. Ci permettiamo di esplicitare un po' di sano scetticismo nei confronti di queste cifre, soprattutto per lo scarso impatto che possono avere in una società secolarizzata. La stessa opinione, a detta dell'Autore, è del resto nutrita dallo stesso papa: "Si ha a volte la sensazione che la straordinaria fermezza di Joseph Ratzinger nel rivendicare la necessità della fede cristiana nasca dalla constatazione di una sconfitta definitiva".

Nel caso contrario, se il tentativo neo-confessionale andasse in porto, "se l'Occidente accetterà di credere che la ragione deve ricongiungersi con la fede per ritornare a dare risposte, allora avremo barattato l'idea di un'umanità fallibile, per piegarci a un Dio dall'esistenza opinabile".

Il papa vuole riportare indietro le lancette della storia e ha lanciato la sua sfida. Se nessuno la raccoglierà, avrà gioco facile nel vincerla. Sta agli intellettuali avvertiti, sta ai non credenti impegnati (come i soci dell'UAAR) rilanciare il gioco con la forza delle proprie idee.

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