venerdì 24 marzo 2006

VITA IMPOSSIBILE IN CARCERE PER LE PERSONE TRANSESSUALI

Lettera di A., 33 anni.

Dentro un carcere esiste un altro carcere. Altre sbarre e altre celle. Ghetto nel ghetto per chi è diverso. Sono le celle, le sbarre per i detenuti transessuali. Io in quelle celle ci sono stata tanti anni. Io transessuale e detenuto. Se già fuori dal carcere la vita di un transessuale non è facile, beh in carcere diventa quasi impossibile. Impossibile a meno che tu non sia disposta a mettere in gioco quel poco di dignità che ti è rimasta. Un prezzo caro per la sopravvivenza, anche se sei un transessuale. Io quando ero libera mi prostituivo. Non ero contenta della vita che facevo, ma dovevo pagare chi dal Brasile mi aveva fatto arrivare in Italia.
Un uomo, a cui dovevo i soldi di quel viaggio, che mi picchiava e che abusava di me. Ero esasperata da quella vita. Una notte ho reagito a quegli abusi e a quelle botte, l'ho ferito e lui purtroppo è morto. Mi hanno processata, mi hanno giustamente condannata, ma poi per me si è aperta la porta del carcere. Un carcere assai lontano da quella "giustizia" che mi aveva condannato. Per un transessuale il carcere appare subito come l'inferno. La diversità che ti porti appresso è amplificata. Difficile anche trovarti un posto. Non nella sezione maschile. Non nella sezione femminile. Ma nella sezione peggiore: quella degli infami, dei pedofili ovvero quella, appunto, dei trans. Per parecchio tempo ho diviso la mia cella con altre transessuali. Persone che erano in carcere da diversi anni e che erano segnate nel corpo e nella mente dalla disperazione. In quella cella c'era chi si tagliava la braccia, chi si drogava o chi negli occhi non aveva più la voglia di vivere. Come Samanta, anche lei transessuale. Da tempo Samanta stava male con i polmoni. Spesso aveva delle crisi respiratorie, ma per lei erano rare le cure mediche. Piano piano Samanta si è lasciata andare, si è abbandonata. Ha iniziato a bere vino mischiato con gli psicofarmaci. Tutti sapevano quello che si faceva Samanta. Nessuno ha fatto nulla per lei. Una mattina ho trovato Samanta in bagno. Per terra in una pozza di sangue. Si era tagliata le vene e l'aveva fatta finita. Oggi mi è chiaro. La pena in carcere per un transessuale è la sua diversità. Una diversità a cui il carcere non è preparato. Se già mancano educatori o assistenti sociali per i detenuti comuni figuratevi per noi! Se in carcere non c'è possibilità di lavorare se sei"normale", può esserci per chi è considerato uno strano animale? Per queste ragioni la vita in cella di un transessuale è ai limiti del possibile e lontano da ciò che si può immaginare. Dicevo prima del prezzo da pagare in carcere se sei transessuale e se vuoi sopravvivere. Bene il prezzo è il sesso. I tuoi clienti gli agenti, o meglio alcuni di loro. Ora voglio essere chiara. Tantissimi agenti sono bravi e sono i veri agenti, ovvero quelli che lavorano secondo la legge e per le persone detenute, anche se transessuali. Purtroppo tra questi c'è chi si approfitta della loro posizione di potere. Se in sezione ti capita di turno un agente così, tu sei finita. Per tanti mesi io ho provato a resistere alle loro richieste. Arrivavano di notte, mentre dormivo e mi dicevano "Oh, puttana! Che fai dormi? Svegliati e fammi una p.", oppure "fammi toccare una tetta, magari così ti porto da mangiare". Una notte ho risposto male ad un agente che mi chiedeva di fare sesso. Lui mi ha fatto rapporto, io ho raccontato l'episodio al comandante ma non sono stata creduta. Morale mi hanno punito. Da quel giorno, quando mi chiedevano di fare sesso io lo facevo. Così è iniziato un lungo periodo in cui io, come tante altre trans, acconsentivamo a rapporti sessuali. Insomma presto mi sono resa conto che mi ero liberata da uno sfruttatore ed ero finita nelle mani di altri. Avrei preferito tornare sul marciapiede. Perchè c'è un margine di scelta nella prostituzione. Ma quando sei in carcere tu quel margine non ce l'hai. In carcere o fai sesso oppure la tua vita diventerà impossibile. In carcere sono dovuta scendere ancora più in basso di quando facevo la puttana. Questa è la verità e non solo la mia. Questo è il mio recente passato, questo è il presente di tante altre transessuali in carcere. Sono sopravvissuta così mesi, anni. Per affrontare quella vita mi riempivo di psicofarmaci. Mi sentivo un animale. Mancava poco alla fine. Per farla finita come Samanta. E' stato il periodo più brutto della mia vita. Poi un giorno mi trasferirono in cella da sola e grazie a una suora ho ricevuto un uncinetto e un filo. Ho iniziato così a fabbricare dei piccoli oggetti nella mia cella. Ogni oggetto che facevo era un passoverso la mia dignità. Lavoravo sempre di più, capivo che dovevo dimostrare di saper lavorare per poter essere considerata come un essere umano. E' stato un percorso lunghissimo e molto pesante. Con quell'uncinetto facevo vestiti e borsette. La suora che mi aiutò all' inizio mostrò i miei lavori al direttore del carcere, che rimase sorpreso per quello che ero riuscita a fare. Dopo tanti anni di carcere c'era qualcuno che finalmente mi riconosceva come essere umano e che mi voleva aiutare. Così, non potendo io transessuale andare nel laboratorio del carcere, mi fecero avere in cella una macchina per cucire. Quella macchina era il mezzo per riavere la mia dignità. Da quel giorno la mia vita è cambiata, quella mia piccola cella era piena di vestiti, mi venivano a trovare giornalisti e addirittura degli stilisti. Io transessuale in carcere ero tornata persona, ma senza quell'uncinetto oggi sarei morta.

da http://www.radiocarcere.it/

3 commenti:

  1. Wow, mi spiace tanto, non ho parole, spero tu stia meglio adesso. Penso che sar� dura per te che ti vedono diversa, io non sono trans ma non vedo quelli che lo sono come persone non normali, diversi per me sono solo quelli che non hanno cuore, e purtroppo sono in tanti, sicuramente lo sai meglio di me.
    Ho trovato questo blog cercando lavori al uncinetto, sono contenta che prorio quello ti abbia aiutato in qualche modo.
    Sii forte.

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  2. Che bella storia, soprattutto ricca di speranza per tante persone che sentono di non farcela. La tua sofferenza non resta vana, è la testimonianza di un piccolo raggio di luce in un pozzo profondo che poi ti ha aiutata a risalire.
    Grazie per aver condiviso!
    Ti auguro di volare sempre alto

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  3. Ma vaffanculo società di merda !!!!! Non cè altro da aggiungere a parole. NEI FATTI ANNIENTARE E DISTRUGGERE QUESTA SOCIETA' INDEGNA DI ESISTERE !!!!

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