domenica 5 marzo 2006

Cgil, questione diritti: un libro in difesa dei gay licenziati

(di Delia Vaccarello)

Licenziato perché gay? Provalo. Missione (quasi) impossibile. Ne abbiamo già parlato quando il governo Berlusconi con un decreto ha recepito la direttiva europea contro le discriminazioni sul lavoro ai danni degli omosex. La direttiva è chiara. Il decreto italiano è scivoloso: impone alla persona discriminata di difendersi e non al datore di lavoro di smentire le accuse di atteggiamento discriminatorio.
Non recepisce, cioè, quella che in termine tecnico è detta «inversione dell'onere della prova». E introduce anche elementi che possono favorire l'esclusione dei gay dagli organi di polizia. Insomma, l'Italia recependo «al contrario» uno strumento europeo nato per difendere, finisce col farne un'ennesima arma di offesa.

Lo ribadiscono, analisi alla mano, Stefano Fabeni, esperto di diritto comparato, e Maria Gigliola Toniollo, alla testa del Settore Nuovi Diritti della Cgil Nazionale.

Fabeni e Toniollo sono i curatori di un volume che, forte del parere di numerosi esperti, conferma le paure sul decreto ma indica anche ai giuristi una strada per districarsi nella giungla delle discriminazioni ai danni degli omosex e colmare l’attuale vuoto legislativo.

In un'aula universitaria o di tribunale il libro si dimostrerà un’ottima risorsa per organizzare la difesa del gay discriminato. «La discriminazione fondata sull'orientamento sessuale. L'attuazione della direttiva 2000/78/CE e la nuova disciplina per la protezione dei diritti delle persone omosessuali sul posto di lavoro» (casa editrice Ediesse, pp. 564, euro 25,00) è il primo libro in Italia che si occupa della materia. Illustrato in sede Cgil alla presenza, tra gli altri, di Epifani, Salvi, Piccinini, Canevacci, Grillini, Zanotti, Capezzone, il testo dà l'opportunità di rammentare, insieme a Epifani nella prefazione, «l'atteggiamento oscurantista e populista di una parte della componente governativa che vede nelle diversità un pericolo anziché una risorsa, che preferisce lo stato ideologico allo stato laico».

Il decreto dovrebbe servire agli omosessuali da scudo contro le discriminazioni. La direttiva europea vuole che questa sia la sua funzione. E il risultato? Furono roventi le contestazioni del movimento gay, ma i curatori del testo non si sono fermati all'invettiva. Poiché una novità è stata comunque introdotta, occorre, sostengono, trarne il «massimo profitto». Sì, ma come? Passando all'azione. Fabeni e Toniollo, in questo testo che Salvi ha definito di «cultura giuridica», si soffermano sulle procedure, sul cosa fare, cioé, quando si è dinanzi a un comportamento discriminatorio. Vengono considerate «nei dettagli le caratteristiche dell'azione civile contro le discriminazioni, le sanzioni previste, la loro efficacia, e le questioni, particolarmente delicate…, della disciplina dell'onere della prova, della legittimazione ad agire in giudizio e della protezione delle vittime della discriminazione».

Ma Fabeni non si ferma qui. Analizza le infinite lacune dello strumento licenziato dal governo Berlusconi, e guarda al futuro. Guarda anche a ciò che clamorosamente manca nel decreto italiano, per fornire indicazioni ai legislatori che verranno. Nulla o quasi è nel decreto la voce dei sindacati e delle ong, laddove occorre trovare le strade per renderla pressante. E ancora, «un aspetto che non é stato preso in considerazione dal legislatore, ma che riteniamo invece di primaria importanza - dichiara Fabeni - , riguarda la possibilità dell'istituzione di organismi per la promozione della parità di trattamento. Così abbiamo offerto una panoramica degli organismi esistenti in Italia e negli altri paesi dell'Unione Europea, delle loro funzioni e competenze».

Ciò che ispira il lavoro, ricco di contributi firmati da esperti italiani e internazionali - quali Tiziano Treu, Salvatore Senese, Daniel Borrillo, Donata Gottardi, Kees Waaldijk, Massimo Pagliarini - è il principio della laicità dello Stato, che pone i cittadini sullo stesso piano e non su scale di valori differenti. Qui è Toniollo ad essere la portavoce, forte del lunghissimo lavoro nel settore Nuovi Diritti che vede la Cgil contrastare le moderne povertà. È lei che dichiara: «In realtà, in tema di diritti della persona e di riconoscimento dell'orientamento sessuale, il principio di uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini e di tutte le cittadine di fronte alla legge sembra incontrare in Italia ostacoli insormontabili. Questo per una sorta di ossequio permanente e trasversale di molti, in particolare dei membri del nostro parlamento a tante volontà, tra cui le gerarchie vaticane, che per prime dovrebbero operare per mandato per un mondo di pacifica e civile convivenza, mentre si oppongono con puntigliosa perseveranza al riconoscimento di vite e affetti, se non benedetti dalla patente dell'eterosessualità». Senza ossequio per le «patenti», il libro di Fabeni e Toniollo punta al cuore dei diritti.

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