lunedì 13 febbraio 2012

Ti sposerò per San Valentino 2012

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domenica 12 febbraio 2012

“A pochi passi da te”: undici racconti dolci e amari

In occasione di San Valentino vi presentiamo il quinto appuntamento con lo spazio delle nostre "Proposte di lettura", con tutti i nostri auguri (soprattutto ai single in cerca: che l’uomo o la donna adatti a voi bussino presto alla vostra porta).
Se avete letto un libro e vi è piaciuto inviateci la vostra recensione, se è adatta al nostro spazio la pubblicheremo! Redazione di Articolo 3



A pochi passi da te
di Roberto Pellico
Zerounoundici Edizioni
ISBN 978-88-6578-102-9


recensione di Elena Tartaglione

Cosa si trova a pochi passi da noi? I nostri vicini, gli sconosciuti che ci passano accanto, e che non vediamo neppure. Se potessimo aprire una piccola finestra nelle loro menti potremmo osservare le loro storie. E magari raccontarle, come ha fatto Roberto Pellico. L’autore ha prestato la propria penna a delle persone, non a dei personaggi. Cambiando solamente i nomi quando necessario, ha dato spazio a uomini e donne realmente esistenti, che si sono aperti con lui, dandogli fiducia. Il minimo comune multiplo dei suoi racconti è l’omosessualità o la transessualità dei protagonisti.

Il suo lavoro assume quindi un significato civile ed etico che va oltre il piacere della scrittura. Infatti il dibattito attorno a queste tematiche si arena attorno ad un’omo-transessualità ignota e perciò spaventosa, finché non assume la fisionomia nota e magari stimata di un conoscente, un amico, un parente. Questa raccolta punta dritto al cuore del problema, e mostra i protagonisti per quello che sono, così simili e vicini, a pochi passi da noi, da voi. La maggior parte delle storie riguarda uomini gay, in due casi si parla di transessualità, e un solo racconto è visto in chiave lesbica: si tratta di una vicenda scritta a quattro mani con Rosalia Messina. Questa apparente diseguaglianza riflette l’umiltà dell’autore, che preferisce parlare di ciò che sa, e di ciò che ha imparato dalle persone che gli hanno affidato le loro parole, mettendosi al servizio delle storie, e non viceversa.

La dimensione della coppia è quasi sempre evidenziata. Uomini – e talvolta donne - che si lasciano, si scoprono, si conoscono, si confidano. Sullo sfondo, una realtà dove la parità di diritti è ancora un miraggio. Alcuni racconti mettono il proverbiale dito nella piaga, e andrebbero letti ad alta voce per il messaggio che racchiudono e le domande che pongono. Cosa succede se il tuo partner decide che vostro figlio è solo suo, perché è l’unico genitore riconosciuto legalmente? Cosa succede se muore il tuo compagno, e la vostra relazione non era accettata dalla sua famiglia? Alcune storie evocano i temi del coming out (inattesa la vicenda di Antonia e suo figlio Valerio), della genitorialità negata, dell’essere serenamente donna in un corpo in mutazione, dell’ipocrisia dei clienti delle marchette, in altre le vicende amorose sono in primo piano: la difficoltà di lasciarsi andare con fiducia, l’emozione di un primo incontro, la mancanza di dialogo in una relazione spenta. L’autore, nonostante le tematiche impegnative e la chiara presa di posizione, rifugge da pedanti tentazioni pedagogiche, e sceglie di mostrare con semplicità e senza fronzoli le storie di Lorenzo, Sofia, Alessandro, Alberto, Sandra e tutti gli altri.


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giovedì 2 febbraio 2012

Una proposta di lettura per i più piccoli sulle famiglie omogenitoriali

Ripubblichiamo questo vecchio post per solidarietà con Altan e gli editori, a fronte dei terribili fatti degli ultimi giorni. Articolo 3 non è schierato politicamente, ma trova deprecabile la proposta di "censura preventiva" e di rogo per un libro che parla dell'omosessualità come di qualcosa di normale, di familiare. Comprarlo, leggerlo e diffonderlo è pienamente legale, così come essere omosessuali è legale e non è una malattia. Certe proposte ci paiono, viceversa, poco democratiche. Redazione di Articolo 3.

Eccovi le nostre proposte di lettura di ottobre, ancora più sentite dato che hanno avuto una pubblicazione faticosa (la casa editrice è piccola) ma preziosa e piena di entusiasmo. Se volete inviarci le vostre recensioni fatelo alla nostra mail e se adatte al blog le pubblicheremo volentieri. Intanto... buona lettura!
Redazione di Articolo 3


E' uscito in tutte le librerie Piccolo Uovo, scritto da Francesca Pardi e illustrato da Altan. Il libro, che racconta i tanti modi di essere famiglia, con un occhio di riguardo anche per le famiglie arcobaleno, è in partenza in questi giorni per la Fiera di Francoforte.

Troppo spesso raffigurata, nelle illustrazioni per bambini, da due adulti con forti caratterizzazioni di genere e piccoli loro omogenei per aspetto, in realtà la famiglia al singolare non esiste. Le famiglie sono di tanti tipi, ed è importante per i bambini potere ritrovarne rappresentata una simile alla propria.

Ecco dunque comparire, accanto a mamma e papà con tre figli, le due mamme con un piccolo e, tra la coppia di genitori adottivi e il genitore singolo, i due papà pinguini. Famiglie di tutti i colori anche per composizione etnica: mamma è bianca, papà è nero di che colore nascerà il piccolino?

L’universo è quello degli animali di Altan, un’istituzione riconoscibile per ogni bambino; un tratto conosciuto che aiuta a rafforzare e sottolineare l’idea di una società inclusiva dove il perseguimento della felicità sia realmente una possibilità per ciascuno.

Piccolo uovo non è ancora nato, dove finirà? C’è un modello familiare migliore di un altro a priori?

Il libro con grande semplicità offre uno spunto a genitori ed educatori per un discorso sulle famiglie, lasciando un ampio margine di identificazione possibile.


Lo Stampatello è una giovane casa editrice italiana nata la scorsa primavera con la pubblicazione di Piccola Storia di una famiglia dove si racconta cosa è, e come nasce, una famiglia omogenitoriale.

Una casa editrice talmente piccola da godere della libertà di trattare temi delicati considerati intoccabili nei libri per bambini, come ad esempio quello dell’omosessualità o della fecondazione assistita.
Ma non così piccola da non potersi avvalere delle illustrazioni di artisti affermati e in grado di creare una visione forte del racconto.

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"Al solito posto", amore ad alta tensione a Catania

Quarto appuntamento con lo spazio delle nostre Proposte di lettura. Se avete letto un libro e vi è piaciuto inviateci la vostra recensione e se è adatta al nostro spazio la pubblicheremo! Redazione di Articolo 3
Al solito posto
di Fabio Comisi
Edizioni La Zisa
ISBN 978-88-9570-994-9


recensione di Elena Tartaglione
“Ho sempre pensato che nella vita le due cose più importanti fossero avere una persona accanto che ti vuole bene e un lavoro che dia il necessario per vivere in modo dignitoso. A me queste due cose sembrano mancare”.
Il protagonista del romanzo breve “Al solito posto”, opera prima di Fabio Comisi, vive in un eterno limbo affettivo ed esistenziale.
Giovanni – lo chiamerò arbitrariamente così, perché non ha un nome – è un uomo in attesa, incapace di prendere una decisione. Ha una quarantina d’anni, vive a casa di una vecchia zia, non ha mai lavorato, perché campa con la rendita derivante da alcuni affitti che riscuote per l’anziana parente con cui coabita. La sera va a caccia di avventure nei cinema porno, dove rimedia qualche storiella senza sugo, sognando il grande amore. Ma è proprio lì che conosce Marco. Un ragazzo di quartiere, puntualizza Giovanni. Piccola premessa: Giovanni vive a Catania, città che occupa interamente il primo capitolo del romanzo e che permea interamente l’atmosfera del racconto. L’autore evidenzia nelle prime pagine le contraddizioni barocche della società siciliana, e in particolare catanese, immobile ed orgogliosa, accecata dal sole abbagliante e da alcuni miti che sopravvivono da secoli, come quello del maschio siculo. Il “ragazzo di quartiere” ne è il tipico prodotto culturale, almeno secondo l’immaginario del protagonista: è un giovane schiettamente selvaggio, primitivo, impulsivo, sfrontato, potenzialmente violento, vitale, maschilista, perché “vero maschio”, non addomesticabile, menefreghista e naturalmente bellissimo. Pasolini avrebbe approvato. Giovanni invece appartiene all’altra anima della città, quella borghese. E’ unicamente il suo punto di vista a costituire la sostanza del romanzo, costruito in forma di monologo.
Giovanni conosce Marco, e se ne innamora. Dopo l’iniziale idillio sessuale, fatto di appuntamenti “al solito posto”, e di rapporti consumati in clandestinità, la relazione mostra i suoi limiti. Giovanni cerca il grande amore, e non accetta ciò che Marco è in grado di dargli, ovvero un rapporto basato unicamente sul sesso.
Marco chiama, e Giovanni accorre, Marco dispone, e Giovanni esegue, il gioco delle parti è inequivocabile. Da qui in poi quasi tutto accade quasi esclusivamente nella mente del protagonista, che dentro di sé aspira all’amore, ma si sente umiliato, minaccia separazioni, finge di accettare un allontanamento, si dispera, lamenta infedeltà e bugie. Giovanni ostenta indifferenza quando Marco non lo chiama, fa l’orgoglioso, ma cede immediatamente le armi ad ogni squillo del telefono. La guerra dei nervi è tutta interiore, perché Giovanni continua a dipendere da Marco, e ad accorrere fedele al suo richiamo. Marco chiede soldi, prima per le spese, poi per la cocaina, che diventa sempre più presente nel loro ménage. Il protagonista paga in silenzio, china il capo e rumina il proprio dolore, carico di risentimento e delusione per l’opportunismo dell’amante. Giovanni infatti disprezza e compra. Tutto questo dura la bellezza di 14 anni. Forse un amico sincero avrebbe potuto salvarlo da questa lenta asfissia morale, intimandogli di cambiare per primo una situazione insoddisfacente.
Intanto il protagonista si lascia vivere, aspettando rassegnato la morte della vecchia zia, ovvero la perdita della rendita e della casa, senza cercare una soluzione all’imminente disagio economico. Alla fine la sua fede nel futuro sarà ricompensata: sarà proprio la necessità economica tanto paventata a liberarlo da zavorre inutili e costringerlo a decidere per sé.
La storia di Giovanni è la storia di una lenta deriva autoalimentata, che si arresta bruscamente contro lo scoglio del bisogno economico, vero deux ex machina della narrazione. E’ la storia di una dipendenza affettiva cronica, di una fuga dalle proprie responsabilità, della ricerca di un fondo da toccare per poi eventualmente risalire. Dal punto di vista della trattazione della tematica omosessuale, potrebbe rappresentare il tramonto di una certa mentalità d’antan. In Italia, accanto alla cultura in declino della clandestinità, del battuage, della vita parallela, si sta affermando la cultura della piena affermazione di sé, dell’integrazione nei modelli sociali standard, simboleggiata dalle rivendicazioni Lgbt moderne: il matrimonio, la famiglia omogenitoriale (non solo la sempre citata adozione), e via dicendo. I due modelli convivono fianco a fianco. Le generazioni di mezzo spesso passano dalla prima fase alla seconda, i più giovani quasi sempre approdano direttamente alla prima.
Marco è il più giovane della coppia del romanzo, però è un “ragazzo di quartiere”. Probabilmente non si definirebbe neppure omosessuale, e non costruirebbe mai un progetto di vita che includa le relazioni con gli uomini. Le vive come un vizio, l’ennesimo piacere clandestino che si concede senza nessuna remora, al pari della cocaina. Effettivamente sognare di formare una vera coppia con lui appare irrealistico. Giovanni possiede più strumenti culturali, si accetta come omosessuale, e sogna l’amore puro e perfetto, fatto di eros e psiche, che però resta una fantasia priva di dettagli concreti. Non sappiamo se si sentirebbe pronto a vivere la normalità borghese di una coppia omosessuale moderna. La sua spiccata attrazione per i “ragazzi di quartiere”, apparentemente poco inclini alla visibilità, difficilmente gli consentirà di scoprirlo. Desiderare non basta, occorre scegliere coerentemente ai propri desideri, ed è quello che il lettore si augura che avvenga, pagina dopo pagina, mentre assiste al lento avvolgersi su se stesso del protagonista, paralizzato dai dubbi, finché le ultime pagine non aprono una finestra su di un possibile futuro. Sta a voi immaginarlo.

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